Mi Rifiuto

Carissima Renata,

ho pensato di scriverLe di dove abito, per farLe capire come vivo.

Perché farlo, e perché a Lei? Beh, prima di tutto perché la politica dovrebbe dare ascolto al cittadino, dovrebbe essere mezzo per fare quello che il cittadino chiede. Io Le chiedo solo qualche minuto, e lo chiedo a Lei perché dove abito io è pieno di manifesti in cui si ricamano le Sue lodi e le sua azioni da vera guerriera quale Lei ha dato prova di essere più di una volta.

Il posto dove vivo io si chiama Ponte Galeria.

A Ponte Galeria non c’è un granché. Di solito è porto di mare per camionisti, monnezzari, mignotte e mezza Europa dell’Est.
E badate bene che non ho un tono dispregiativo, anzi. Di solito passa di peggio.
Quando mi chiedevano dove abitassi, anni fa, al nome di Ponte Galeria la gente solitamente aveva la stessa faccia che avrei io ad una lezione di fisica quantistica.
Adesso è conosciuta principalmente perché è una fermata del treno che va a Fiumicino Aeroporto passando per le stazioni più importanti di Roma.

E basta.

Il problema vero, però, è che va bene non parlare delle cose positive, soprattutto se non ci sono.
Ma andrebbe bene parlare delle cose che non vanno, visto che l’elenco è lungo.
Oggi vorrei esporLe il problema principe, di Ponte Galeria e di tutta la zona limitrofa.

Questa zona un tempo dimenticata da ogni divinità, ora è popolata.
Popolosa.
Popo tanta gente.

Ma oltre alla gente, a Ponte Galeria c’è l’industria. Più precisamente, quella dell’immondizia.
Rifiuti di ogni tipo, dal generico all’ospedaliero, dal solido al liquido, dal tossico a quello ancora più tossico.
Siamo circondati da mostri alti e grossi: la discarica ed il gassificatore di Malagrotta, l’inceneritore di rifiuti ospedalieri, la raffineria.
Mostri alti e grossi che sputano ventiquattro ore su ventiquattro il loro veleno addosso a tutti gli abitanti della zona e non.
E si perché il problema, mio caro Presidente, è che non solo da tempo la zona di Ponte Galeria è oggetto di studi per tassi di malattia e mortalità improponibili e  oltre ogni media ragionevole, ma quando il clima lo permette tutto lo schifo che nasce da qui arriva ben lontano, con tracce rilevate fino al centro di Roma.

Il problema, ovviamente, non si riflette solo sull’aria e ciò che respiriamo: la zona è piena di pascoli da dove arriva latte e carne per migliaia di persone. Ci sono campi coltivati i quali frutti arrivano sui banchi dei mercati e dei supermercati.

C’è persino uno scavo archeologico, proprio qui a due passi da casa mia. Lo scavo del cimitero di Castel Malnome non è forse uno di quei siti per cui si fermano ogni due giorni i lavori al centro, è un posto dove i turisti non vanno e che non porterà nessun tipo di profitto alle Vostre tasche senza fondo. Ma i risultati delle ricerche sui resti umani trovati sembrano essere importanti a livello scientifico. Ma, si sa, non c’è nessun centurione lì intorno a farsi foto con gli scheletri sullo sfondo.
In sostanza, mia stimata Polverini, la coltre di morte che arriva da quei mostri alti e grossi si posa sulla città come un velo silenzioso e velenoso. Un velo che copre continuamente ogni cosa viva e non e la penetra, la violenta, fino a creare tumori, problemi della crescita, malformazioni nei neonati.
Una Chernobyl costante ed impietosa.

Da anni, ovviamente, un gruppo di persone armate di buona volontà e spesso tanta frustrazione si uniscono e tentano in tutti i modi di fermare le persone e farle ragionare, di far capire loro che ne va della vita di tutti.
Ma alla gente basta poco per tapparsi occhi ed orecchie, come il non pagare le tasse dell’AMA.
Occhio non vede, tasca non duole.
Questa gente combattiva ma stanca lotta da anni contro i vari Cerroni (anzi, l’unico Cerroni, visto che a ottant’anni suonati ancora siede sulle più importanti poltrone della politica della monnezza). È una lotta che non attira telecamere, non è miele per i giornalisti se non nelle rare eccezioni di Iacona qualche anno fa.
Le faccio un esempio: sapeva Lei che proprio oggi un gruppo di persone del comitato si sono riunite nel crocevia della morte, lì a due passi da quei mostri alti e lunghi, e si sono letteralmente “messi in croce”.
E vorrei sottolineare che questa gente che ha già fatto -e continua a fare- scioperi della fame, sit-in, flash mob, manifestazioni, ha preso manganellate e derisioni, ha un’età media abbastanza alta. Parliamo di madri e padri (come il mio), a volte nonni, piccoli commercianti che sono sul territorio da quando Lei ancora poppava il seno di mamma.
Eccoli qui, altri facinorosi e disturbatori della quiete pubblica:

In Croce

Ombre minacciose.

Brutte facce. Bruttissime.

Ponte Galeria è un posto tutt’ora dimenticato da ogni divinità.
L’unico dio che si ricorda di questa zona è quello del denaro, dell’avidità, del lucro.
Cerroni ha in mano tutto, gioca con le vite della gente del posto come fosse uno scherzo.
Mentre lui atterra con il suo elicottero nella discarica, la gente continua ad ammalarsi.
Mentre continua a comprare terreni come se giocasse a Risiko, la coltre scende sempre di più.
Si fa sempre più pesante ma allo stesso tempo intangibile, questa coltre

Per concludere, non sono qui a chiederLe nulla, perché come tante persone della mia età ho già perso la speranza nel voler vedere un mondo migliore.

Perché un mondo migliore non dovrebbe farsi calpestare da gente che non vuole vedere oltre al colore morto dei soldi.

Ma l’unica cosa che posso fare, è dire che mi rifiuto di stare qui ancora a sentire le vostre voci prometterci cambiamenti, discariche ecologiche ed unicorni rosa.
Mi rifiuto di ascoltarvi, perché sarebbe tempo perso.
Mi rifiuto di assecondarvi.
Mi rifiuto di cedere ai vostri canti di risparmio e sicurezza.

Io rimarrò contro, mi cara Renata.
Perché essere con voi significa perdere quel poco di dignità che mi, e ci, è rimasta.
Ponte Galeria sarà pure lontana e dimenticata.

Ma non è morta, anche se state facendo di tutto per ammazzarla.

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