Meglio degli Originali – Intervista ai “miniature”

Posted in concerto, intervista, miniature, musica, Roma on 19 luglio 2012 by anzianotto

Era una bella giornata di Ottobre quando, passeggiando con una mia amica, mi sono ritrovato ad ascoltare i miniature. Proprio così, senza maiuscola iniziale. Erano uno accanto all’altra a Piazza Navona, e mi sembrava di riconoscere un “Eye of the tiger” in stile quasi minimal: una chitarra ed una fisarmonica, tutte e due piccolissime. Seduti, concentrati e bravissimi, siamo rimasti ad ascoltarli tutto il tempo, ed alla fine presi anche il cd.

Dopo qualche tempo decisi di contattarli per un’intervista da mettere sul mio blog (e forse il link lo troverete qui, da qualche parte), ma per qualche mese ci siamo un po’ rincorsi fino a Venerdì, quando siamo riusciti ad incontrarci per un sorso di succo di frutta all’ombra di un bar, in un quartiere che non vi dico perché.. perché poi lo capirete.

Ecco cosa è uscito da una piacevolissima mezz’ora in compagnia di Silvia e Gabriele, i miniature.

Allora, partiamo con le domande classiche: perché miniature?

(sorridono)

Silvia: già il fatto che hai detto “miniature”, in inglese, è quello che vogliamo: la possibilità che hai di dirlo in inglese, ma anche in italiano o in francese..

Gabriele: cercavamo un nome ce rappresentasse il fatto che suoniamo strumenti piccoli, ma anche che andasse fuori dal contesto nazionale, proprio perché siamo molto aperti a cose al di fuori dell’Italia.

Quindi non ho fatto subito una figuraccia pronunciandolo in inglese?

G: no anzi, a me personalmente piace molto quando lo pronunciano in francese.

E perché questa scelta, quella di suonare strumenti piccoli, fare cover?

G: per gioco, per suonare nell’accezione di giocare, che è nato per caso.

S: si, io sono una cantautrice, ho sempre suonato i miei pezzi. A un certo punto è nato il progetto, così.

G: ci siamo conosciuti, io avevo qualche strumento piccolo a casa, e ci siamo messi a suonare insieme. Quando poi abbiamo cominciato a suonare per strada, abbiamo pensato ce questo progetto potesse essere interessante. Comunque noi portiamo avanti il progetto solista di Silvia, ma in altri contesti miniature era adatto a situazioni anche un po’ goliardiche, ironiche.

No, non è finita qui. Continueremo parlando di Roma e dei problemi di Roma, della musica nella Capitale e all’estero, e ci faremo un sacco di risate.

L’intervista completa uscirà la prossima settimana sul blog di LeCool Roma, completa di foto.

Stay-fuckin’-tuned.

Sempre Le Stesse Cose

Posted in disagio, manifestazione, noi, politica, rabbia, Roma on 19 giugno 2012 by anzianotto

L’immobilità di questo paese è spaventosa.
La paralisi delle istituzioni è qualcosa di aberrante, un deserto dove continuiamo a vagare senza meta. Si parla di esodati, licenziati, cassaintegrati, lavoratori temporanei. Il gelo che c’è tra il cittadino ed il palazzo è artico, entra nelle ossa del cranio della gente e le blocca.

Guardatevi in giro: siamo un paese che va avanti a cortei, che puntualmente vengono repressi. Si continuano a fare scioperi di poche ore, per poi tornare ligi in fabbrica (sempre che se ne abbia una dove tornare). Si perpetua una crisi che non è più solo economica, ma sociale e culturale.
La gente, quella che già prima se ne sbatteva del prossimo, è sempre più cinica. Quelli che hanno ancora qualche pezzo di cuore sano se lo tengono ben stretto, diventando ancor più cinici dei cinici stessi. Non si fa più caso al prossimo, nemmeno a quello più vicino. Chiudono musei, ospedali, cinema, teatri, scuole. Siamo un popolo preoccupato, a cui è stato tolto il “pre” ed ora può solo occupare quegli stessi teatri che hanno fatto la nostra storia. È il periodo dell’occupare, occupare tutto. Perché non abbiamo nemmeno più il diritto di entrare nei luoghi pubblici da liberi cittadini.

Abbiamo forze dell’ordine a cui viene tolta la carota, ma a cui vengono consegnati bastoni belli pesanti. E come qualunque impiegato, eseguono quello che viene loro impartito: picchiare, reprimere, soffocare. La Val Susa, gli operai, i giovani di fronte a Montecitorio, i cittadini incazzati per il veleno nell’aria. Picchiare, reprimere, soffocare. Non possiamo illuderci di potergli dire “venite dalla parte nostra” e di conseguenza convincerli. Qui non funziona così. Loro devono stanarci, prenderci e zittirci.
Picchiare.
Reprimere.
Soffocare.

La famosa “fine del mese” nemmeno esiste più: i giorni si confondono, i conti continuano a non tornare ed il cittadino altro non può fare che consolarsi col pallone e i tribunali televisivi, con le risse catodiche ed il sudore in fronte che non li ripagherà mai davvero. Rientrare in una casa che ha le fondamenta intrise di quel sudore, e sentirla sempre più stretta per colpa di IMU e bollette e consumi e disguidi, ti fa allontanare sempre più dalle tue radici. Ti fa dimenticare quanto davvero appartieni al tuo paese, alla tua città, di costringe ad infastidirti per colpa di quei vicini che si, rumorosi lo sono sempre stati, ma oggi esagerano. Arrivi ad odiarlo, il posto in cui vivi.
E con lui le persone che ti stanno intorno e che ci vivono come te. Soprattutto se il tuo malessere non viene minimamente considerato.

Ma, come dicevo qualche post fa, possiamo sbatterci la testa quanto vogliamo. Possiamo scendere ancora in piazza, con i nostri cartelli simpatici, possiamo continuare a svagarci al solito posto tutti i weekend. Possiamo continuare a votare, a fare referendum e a chiedere abrogazioni. Possiamo anche trovarci un lavoro, e mettere su famiglia: chi prenderà decisioni sarà sempre qualcun’altro, e queste decisioni non ci riguarderanno mai.

Perché il problema non è chi dice sempre le stesse cose.

Ma noi che (non) ci crediamo.

Ti Spreco, Non Mollarmi.

Posted in AleDanno, disagio, foto, manifestazione, monnezza, politica, Polverini, rabbia, Regione Lazio, Roma, salute, Totodiscarica on 15 giugno 2012 by anzianotto
Cerco di fartela il più breve possibile, sperando di non annoiarti: sono un ragazzo di 27 anni, abito a Roma e più precisamente a Ponte Galeria, quindi a poche centinaia di metri dalla discarica di Malagrotta, dalla raffineria ed il gassificatori dismesso da quasi due anni (con sessanta lavoratori a piedi).
Sono sicuro tu sia a conoscenza dell’indegna “totodiscarica” che si protrae da quando Malagrotta avrebbe dovuto chiudere (2006, per richiesta della UE), quindi ti risparmio lo strazio che stiamo vivendo. Voglio solo precisare che io, come mio padre e molte altre (non tutte) persone, siamo per il NO alla discarica e per il SI alla raccolta differenziata ed al riciclaggio vero.
Mio padre conduce una battaglia da 35 anni per la zona, ha fatto scioperi della fame ed infinite proteste.
Premesso questo oggi, grazie anche al “ruolo” di disoccupato che ricopro da quasi un anno, ho deciso di seguirlo in Regione, a via della Pisana, per assistere alla discussione ed alla conseguente votazione delle mozioni straordinarie proposte dal PD.

Poi dicono che non sono Social – Banchi Opposizione

Sono entrato alle 10.30 e la discussione è iniziata alle 13, con un’ora di ritardo. 4 ore di discussione dei vari consiglieri e capigruppo, in cui non si è assolutamente parlato del tema all’ordine giorno ma di quanto gli altri abbiano sbagliato ai loro tempi e di quanto i siti scelti non vadano bene. Questo, ovviamente, a schieramenti alternati.
In più la “Presidente” Polverini , durante l’intervento del Presidente Nazionale dei Verdi e capogruppo Angelo Bonelli che si rivolgeva direttamente a lei, dapprima si è alzata dalla sua comodissima poltrona, poi è scesa al centro dell’aula dove si è fermata a chiacchierare con dei consiglieri per poi andarsene. Il tutto sotto gli occhi di almeno 100 cittadini presenti. Questa portata principale è stata accompagnata da gente su Facebook, perennemente con il cellulare e l’iPad tra le mani, giochi sull’iPod e chiacchiere continue. Il tutto durante le discussioni dei “colleghi”. E qui, parliamo sempre di entrambe le parti.

Bonelli parla, la Polverini pure.

Alle 17 il Presidente sostituto dichiara con orgoglio che vista la grande partecipazione alla discussione da parti di tutti, e della grande correttezza della stessa (a parte una breve lite verbale tra il solito Storace e Maruccio, se non ricordo male, comunque IDV se fosse), insomma un quarto d’ora di pausa per tutti. I lavori sarebbero dovuti ricominciare alle 17.15, con immediata votazione.
Dopo quasi tre ore, durante le quali alcuni consiglieri sono rientrati a piccoli gruppi, il Presidente (sempre l’altro, che Renata evidentemente aveva altro di meglio da non fare, si è cominciata a spargere la voce che il voto sarebbe stato rimandato a domani, 13 Giugno.Da notare che in questo caso il voto sarebbe stato segreto.
Niente voto oggi, niente volto domani.
Tutti noi però, chi più impetuosamente chi meno, ci siamo finalmente uniti davvero: mentre i più sono rimasti nella sala detta “Acquario” (il motivo credo sia perché puoi osservare animali che fanno avanti e indietro dimenticandosi tutto ogni 5 secondi), altri di noi sono andati a bloccare le uscite in modo però molto blando, giusto per far capire che saremmo stati disposti ai turni, pur di rimanere lì e farli votare.

Sconfiggo questo mostro.. poi ne sconfiggo un altro.

Proprio mentre tornavo a casa in previsione di questo (erano le 22.30 circa), hanno finalmente fatto uno sforzo che però ha prodotto giusto i soliti contentini:
– un no alle discariche nella Valle Galeria, a Pian dell’Olmo e a Pizzo del Prete (ma rimangono in piedi circa 15 siti papabili, 15 luoghi in cui potrebbero scavare un a buca e riempirla, in modo superficiale come a Malagrotta, di rifiuti non trattai);
– un no all’esportazione dei rifiuti all’estero (in Olanda). In questo modo il dio della monnezza, Manlio Cerroni, potrà continuare tranquillamente a lucrarci sopra.
– un piano di raccolta differenziata inesistente;
Molte persone hanno comunque festeggiato. “Meglio da un’altra parte che da me”.
Persone capitanate da gente che sembrano capi ultras, e che probabilmente se mettessero la loro faccia sui cartelloni, l’anno prossimo, li troveremmo tranquillamente dall’altra parte dell’Acquario. E li pagheremo pure.
Mio padre, io e tantissima altra gente, invece, siamo molto amareggiati. Per noi è un’ennesima sconfitta. Basterebbe prendere i soldi risparmiati nei primi due punti (si parla di centinaia di milioni di euro) ed investirli nel terzo.
E invece no, continuiamo a sprecare e bruciare, e di conseguenza la gente continua ad ammalarsi (ed è sempre di più, credimi), si perpetua lo stupro di paesaggi bellissimi ma sconosciuti e svalutati.
Forse davvero dobbiamo arrivare al limite “Napoli”, e quindi poi superarne tanti, di limiti. In tutti i sensi.
[questa originariamente è una mail che ho inviato a NonLeggerlo che, a dispetto del nome, consiglio vivamente a tutti di leggere. Se dovesse anche solo pubblicare una foto o questa mail, ne sarei più che felice. Al momento, pensiamoci noi.]

Blackout

Posted in AleDanno, disagio, luce, manifestazione, monnezza, politica, rabbia, Roma, salute, testamento on 4 giugno 2012 by anzianotto

L’importante è lasciar caricare le puntate. Sempre.

L’una e mezza di una notte buia. Buia perché la luna enorme che fino a poco fa squarciava il nero della mia stanza è sparita, scesa dietro le sagome scure degli alberi, scivolata dietro le forme tonde delle colline. Persino lei è andata a dormire, dopo essersi esibita ancora, dopo così tante volte che persino lei ha smesso di contarle, le notti in cui ci ha illuminato e stregato, e le volte in cui ci ha solo osservato dietro un sipario di nubi. Ma questa notte è buia anche perché è saltata la fottuta luce in tutta la fottuta zona di questa fottuta città. Ma io mi chiedo ma come cazzo si fa nel 2012 a stare senza luce per ore? Sarà proprio perché è il cazzo di duemiladodici di merda, che sarà che i segnali ce ne sono e sempre più spesso e sempre peggiori, però cazzo paranoico si ma non fino a questo punto. Perché io le mie teorie delle cospirazioni me le faccio, che l’anno prossimo qui tocca votare per parecchie cose e quindi tra tentate privatizzazioni, referendum ignorati, soldi che non ci sono da una parte ed enorme necessità di fondi dall’altra, Aledanni impazziti e gente ancora più matta, uno un paio di collegamenti un po’ assurdi li può fare. Oppure penso che qui, dentro ‘sta casa, abbiamo sempre fatto di tutto per non rompere ancora di più i coglioni alla Madre Terra: lampade a basso consumo qui ce ne sono da anni, costante attenzione a non sprecare l’acqua, disperati tentativi di fare raccolta differenziata in una zona dove per “corretto smaltimento rifiuti” s’intende al massimo assumere molte fibre, orti in giardino e pannelli solari per l’acqua. Ma penso che poi, nonostante questo, bastano due geni del male che approfittano della prima giornata veramente calda dell’anno per testare il loro cazzo di condizionatore per far andare in tilt un quartiere. E quest’estate che facciamo? Visto che non abbiamo i soldi per andare in vacanza ci barrichiamo in casa circondati da condizionatori, frigoriferi aperti e ventilatori all’azoto liquido? Ma mettiamo allora che non sia il caso del “gomblotto”, e neppure quello del giambotto. Allora, diciamo che è colpa di un malfunzionamento. Tac. Un colpo di vento più forte e giù un palo, una pozza d’acqua a contatto coi fili o perfino un uccello che si è fritto su un traliccio. Va bene. Ma ci vogliono letteralmente ore per aggiustare ‘sta cosa? Dobbiamo aspettare le telefonate della gente che sbrocca? Che poi alla fine faccio così solo perché tutto ‘st’impiccio non mi permette di avere Internet. Maledettissima mancanza di voglia di avere rapporti umani. Umani. Bleah. Ora come ora non vi sfiorerei nemmeno se diventassi cannibale. [sto per finire la carica. La luce non è ancora tornata, e per quanto mi riguarda potrebbe non tornare mai più. Quando leggerete questo tra centinaia di anni causa giusta estinzione di QUESTA razza umana, sappiate che anche se poco e male, io comunque ci ho provato. Sappiate anche che:

– Berlusconi era veramente un porco pedofilo colluso e rifatto;
– si, Flashforward non ha mai avuto un seguito;
– si, Lost finisce così, ed è bellissimo;
– Barbara D’Urso probabilmente sarà ancora viva. Uccidetela;
– non siamo stati così cattivi, abbiamo fatto anche cose buone: i mercatini vintage, i Centri di Permanenza Temporanea Porta a Porta, ad esempio, sono cose cattive;
– gli hipster, anche se per poco, sono esistiti davvero, e ci credevano sul serio. Credo anche che siano una delle cause della nostra estinzione;
– c’è stato veramente un Presidente statunitense nero e si, al momento è ancora vivo. A meno che non succeda stanotte;
– no davvero. Uccidete Barbara D’Urso;
– se mai leggerai, sappi che mi sei piaciuta fin dal primo giorno, e non sono mai riuscito a dirtelo. Spero che prima che il panico e la follia ed il saccheggio ci separino per sempre tu possa leggere queste poche righe. Sappi che è stato bello condividere ogni singolo momento con te, e che ho sempre sperato di guardarti negli occhi rendendoti partecipe della felicità adolescenziale che mi scorreva nelle vene. Stupido me, e stupide le mie finte inibizioni. Mi mancherai, dolcissima

2500

Posted in concorso, disagio, noi, passi, politica, rabbia, Roma on 28 maggio 2012 by anzianotto

Duemilacinquecento battute. Ogni tasto mi avvicina alla fine, così come ogni passo che facciamo ci avvicina ad un futuro incerto. Se avessi la certezza che dopo 2500 passi avrei la possibilità di risolvere i problemi di questo paese, li sceglierei con cura: andrei davanti al Parlamento, per gridare la rabbia mia e di altri milioni di persone, per urlare che così non va, che non concepisco come possiamo noi tutti accettare di avere le mani sporche di un sangue che non abbiamo versato e di cui non siamo colpevoli. Andrei di fronte ad un cantiere, per parlare con i gli operai e convincerli che i loro diritti non devono essere schiacciati da gru che cedono. Camminerei fino davanti ad una filiale Equitalia per mostrare loro le foto di chi si è ammazzato a causa di cartelle insostenibili e minacce di pignoramento. Andrei da Napolitano, per dirgli che con i moniti non si è cambiato mai nulla, e che forse smettere di parlare e cominciare a fare potrebbe essere l’inizio di qualcosa. Andrei da Grillo, per ringraziarlo ma anche per avvisarlo che qui chi strilla e insulta sarà sempre visto male, che suoi comizi sono fin troppo paragonabili (per chi ama attaccarlo) a vecchi filmati in bianco e nero che gli Italiani conoscono bene. Andrei da Monti, per spiegargli che io che un lavoro non ce l’ho da quasi un anno mi diverto tantissimo e la monotonia non so proprio cosa sia. Passerei dai miei amici, per provare a convincerli che qui oltre a Trastevere il Venerdì sera non c’è altro e che forse andare via tutti insieme non può che farci bene. Infine andrei da mia madre e mio padre per chiedere loro scusa se arrivato a quasi trent’anni sono ancora qui a farmi dare qualche soldo, per abbracciarli come non faccio mai e sperare che almeno un po’ siano orgogliosi di me.

Poi però mi guardo intorno e mi rendo conto che sono fermo, ancora, di nuovo. Attorno a me altra gente ferma, con la testa bassa a puntare il dito contro calciatori truffaldini mentre gli assassini che in più di 30 anni hanno ammazzato centinaia di persone ci passano dietro. Mi rendo conto che se i 2500 passi sono solo i miei, così come le 2500 battute, non basteranno mai nemmeno per avvicinarmi ad una soluzione.

Abbiamo bisogno di qualcuno che, poggiato il nostro ultimo passo, continui a camminare per noi. Abbiamo solo bisogno di noi stessi tutti insieme. Abbiamo bisogno di alzare la testa, di guardarci negli occhi e tenerci per mano. Perché se li facciamo da soli 2500 passi non ci porteranno da nessuna parte.

L’Eccezione

Posted in ATAC, disagio, manifestazione, monnezza, noi, politica, rabbia, Roma, salute on 25 maggio 2012 by anzianotto

“Nobody dies all alone.. You needed all of them, and they needed you..”
“For what?”
“To remember.. and.. let go..”

Questo post è un’eccezione: le crisi interne di una persona non dovrebbero ostacolare quello che fa quando si relaziona con il resto del mondo. Che sia tramite un lavoro, una chiacchierata, un blog. ‘sto giro è successo, prometto che non succederà più. Anche se rimarrete solo voi e me, ve lo devo. E l’eccezione è che scrivo oggi invece del Lunedì. Poi si riprenderà come sempre.

Ma anche il messaggio di questo post, è un’eccezione: vado vagamente sul personale. Scusatemi, ma sarà, giuro.. un’eccezione.

Già perché l’altra sera, parlando con un mio amico, a conclusione di un paio d’ore piacevolissime passate tra cocktail complicati e discorsi su quanto l’innamoramento non sia altro che una questione di ormoni, sono arrivato ad una conclusione: NOI siamo un’eccezione.

Noi quasi o appena trentenni (ma ci metto pure la fascia dai ventenni ai trentacinque) siamo quel blocco di persone nate senza uno scopo. Senza un’utilità. Badate bene però, non dico sia colpa nostra, e nemmeno che non si possa fare nulla.
La situazione in cui ci troviamo ora, con mestieri uccisi, mastri che si uccidono, bomb(ol)e che esplodono ancora senza che nessuno ricordi nulla, case che vengono giù come quella sulla spiaggia nel finale di “Se Mi Lasci Ti Cancello”, Nani in odore di gran ritorno, soldi che spariscono sempre di più per ricomparire nelle tasche sbagliate, affluenze al voto che l’Egitto in confronto sembra sempre essere stato un paese democratico, banche sempre più vive ed i nostri incubi sempre più vividi, questa situazione spezza le gambe. Toglie la voglia. Uccide i sogni.

D’altra parte, chi più e chi per niente, c’è una nostra “alba italiana”: rispetto già anche a cinque anni fa l’impegno, la voglia e la determinazione di molti giovani è ammirevole. Dai ragazzi No Tav assediati da mesi a chi ancora crede in un partito e ne porta avanti le idee, da chi lotta ogni giorno contro le discariche proponendo metodi alternativi di smaltimento a chi ha il coraggio di provare a mettere su famiglia, da chi paga ancora il biglietto dell’autobus (qui a Roma, tra l’altro, da oggi aumenta il prezzo) a chi usa quotidianamente la bicicletta.
Anche solo vedere molta più gente interessata a quello che ci succede intorno rispetto a pochissimo tempo fa da una spinta a chi ancora è fermo.

Il problema, il NOSTRO problema, è che non andremo mai oltre a questo. Qui da noi, anche se scoppiano le bomb(ol)e, anche se continuano a crollare le case, anche se continuiamo ad essere sempre più poveri, qui da noi ancora ci dobbiamo fermare dopo vent’anni che un uomo VERO è saltato per aria e chiederci perché, chi è stato, ma avendo tutte le risposte davanti.

Il NOSTRO problema è che abbiamo tutto di fronte a noi, è tutto chiaro. Ogni domanda ha una risposta, sempre. Ma qui da noi le risposte vengono nascoste con la scusa del segreto di Stato, vengono chiuse in scatole polverose ed abbandonate. Quando non vengono distrutte.
Ma noi le risposte le sappiamo, solo che non c’eravamo e quelli che c’erano prima o poi saranno destinati a scomparire. Andranno via con la certezza di sapere le risposte, ma con il dubbio di averle mai avute davvero. E a noi non sarà mai concesso di dissipare quei dubbi al loro posto.

Il MIO problema è che anche io so le risposte. So anche molte risposte che riguardano me e solo me. So dove dovrei essere, so cosa vorrei fare in questo momento, so chi vorrei avere accanto, so cosa farei delle mia vita da qui a un bel po’ di tempo.
Ma non mi è concesso farlo. Per quanto io mi (s)batta per ricominciare, il mondo ti chiude le porte in faccia.

E quando penso che vorrei mandarti un messaggio, comprare una bottiglia di vino e portarti al Gianicolo conoscerci davvero un po’ di più, mi fermo e mi dico che non ho un lavoro che mi dia i soldi per farlo. Perché in questo momento la forza di volontà è ai minimi storici, e dove mi giro non vedo nulla che possa aiutarmi. Nulla. Dopo che per mesi hai girato come un matto, hai tentato più di una strada, sei stato deluso da promesse dette a mezza bocca, dopo che per mesi ti sei sentito quasi al sicuro per poi ritrovarti di nuovo in mutande.. beh, un po’ le palle ti cascano.

Per questo siamo un’eccezione: perché quelli che hanno le palle così sode che non cascano mai, sono pochi. I molti sono quelli che riescono a farsi una vita loro, riuscendo ad ignorare il resto del mondo, e le palle le lasciano nel comodino. In mezzo ci sono quelli come me, che le palle se le tengono strette fino all’ultimo, ma che cadono quando siamo costretti ad alzare le mani di fronte all’evidenza: non cambieremo nulla.
Non riusciamo a mettere una virgola, alle cose, figuriamoci un punto

Ma so che ce la faremo. So che il mondo un giorno ci sorriderà.

Solo per quel giorno.

Ma sarà bellissimo.

Basta Un Poco Di “Zucchero” – Intervista Ai “The Pills”

Posted in intervista, musica, Roma, ThePills, YouTubberz on 14 maggio 2012 by anzianotto

Se la tajano parecchio.

Il primo episodio dei The Pills tratta di amore e di Erasmus, del trauma che può causare l’idea della tua donna lontana per mesi tra gente sconosciuta ed alcool facile. Solo che non te la fanno prendere a male, anzi.
I Pills sono un gruppo di ragazzi romani, che come tutti i non ancora trentenni e come tutti i romani fanno di tutto per non lavorare, e piano piano guarda se non ci riescono, i bastardi. Dopo anni di cazzate in comitiva, episodi grotteschi ed aneddoti divertenti, Luca Vecchi (insieme a Mattia Coluccia, Matteo Corradini e Luigi Di Capua ed altri chimici della risata) decide di cominciare a girarci dei video, riversando dentro il sacco di cazzate accumulate tra serate, droghe più o meno leggere e prostitute colombiane.
Prodotti dal Dude Magazine, quello che ne esce fuori sono esilaranti spaccati di vita quotidiana che mischiano realtà e demenziale, citazioni di ogni genere e bianco e nero perché non sanno fare la fotografia.

In poco più di sei mesi i Pills hanno parlato di mercatini vintage, scrittori neomelodici, scherzi pesanti e amori stupefacenti raccogliendo consensi ovunque. Con l’umiltà di chi in realtà ha iniziato per divertirsi con gli amici, ogni episodio si è arricchito ogni volta di citazioni (la puntata su Fabio Volo è un’esplosione di Scrubs, nerdismo e film cult), i mille e mille “zì” di Corradini, sfacciate nevicate di zucchero a velo e un’improbabile merchandising.

La prima serie “regolare” si apre e si chiude con l’amore (passando per il lavoro, gli amici e le droghe), e non perché siano degli inguaribili romantici (secondo fonti vicine al gruppo, il massimo del romanticismo per loro sono gli Snuff Movies), ma perché semplicemente l’amore è la base di tutto. Da lì, gli spunti per un episodio si ramificano fino ad arrivare a risvolti e conclusioni che con l’amore poco c’entrano. Mentre vedi Luca che mangia una banana di nascosto, o Luigi che definisce i nuovi orizzonti della sessualità, capisci che alla fine l’amore è solo una scusa per poterci (e doverci) ridere sopra.

E pensate che dopo tutto questo tempo hanno prodotto talmente tanti deliri mentali che oltre ai The Pills esiste The Pills 1/2. Mezze pillole da prendere quando si ha bisogno di una dose leggera di follia.

Personalmente, ho avuto il piacere di conoscere Matteo, Luca e Mattia, il primo ad una festa ed i secondi ad un’intervista radiofonica che hanno rilasciato la settimana scorsa. La follia si nota, nei loro occhi. Una follia che riversano in battute che sono diventate must per chi li segue, un delirio di sguardi e gesti, una schizofrenia di trame scollegate fra loro ma che hanno sempre e comunque il pregio di farti ridere. Perché la maggior parte delle volte quello che succede in un episodio dei Pills è un qualcosa che abbiamo già visto e sentito, ma che è passato come “un momento come un altro”. Per i Pills, invece, quel momento diventa spunto per dire e fare cose totalmente assurde e senza senso, riuscendo a trovare la leva giusta per trasformare il normale in diverso. Riuscire a ridere per mezz’ora solo perché Luca ha fatto una battuta su un tetto, come è successo in radio la scorsa settimana, non è roba di tutti i giorni. Non avevo mai trovato i tetti divertenti, fino a quel giorno. Le tette si, quelle mi fanno un sacco ridere, ma i tetti proprio no.

Diciamo che i Pills sono diventati un appuntamento fisso in cui, per due, tre o dieci minuti, entri nel loro mondo e capisci che forse visto come lo vedono loro due risate in più te le potresti anche fare.

Insomma, alla fine io ‘sti matti volevo intervistarli e, un po’ come successo per i Bud, all’improvviso mi sono ritrovato a scrivere una mail con domande assurde, sotto specifica richiesta del gruppo. Basta domande “da intervista”, che poi a me fanno tra l’altro cacare (non cagare).
E quindi eccola qui, uncut and uncensored.
Buon divertimento.

The Pills. Ora che ho visto un sacco di roba vostra, sono convinto che il nome sia dovuto agli psicofarmaci che assumete prima di scrivere e girare gli episodi. Cambiate il vostro nome in quello di una droga.

E’ una proposta interessante la tua…Yagé. La droga dell’empatia elogiata anche da Burroughs. Leggende narrano che ti possa far udire il pensiero delle persone che hai accanto. Assurdo.

Un giorno sono stato in una pinacoteca a vedere una mostra fotografica di Matteo Renzi. Cosa ne pensate, della scultura?

Adoro Canova.

La necrofilia, questa sconosciuta. Come vi ponete di fronte al fatto di poter avere un rapporto sessuale con un cadavere? Senza contare quelle che ve la danno durante un after per il fatto che siete famosi.

Mi ricorda un cortometraggio parecchio disturbante che si chiama Aftermath, di Nacho Cerdà. Alla domanda precedente aggiungo un altro corto dello stesso regista: Genesis.

L’altro giorno, in piena notte.. mi sono alzato e ho mangiato una banana in modo così sporco che ho vinto il “Pistone d’Oro”. Ora sto uscendo con una che ha sempre una scorta di aghi Pic nella trousse e lo zucchero a velo del mio panettone era un po’ amaro, quest’anno. Consigli?

Fattela prendere a bene. Se hai visto i nostri tutorial sarai sicuramente in grado di reagire nella maniera più idonea…

Cos’è la celiachia?

Esser sprovvisti d’un enzima in grado di smaltire gli zuccheri composti?

YouTube è un grande veicolo per gente di talento come voi, ma lo è anche YouJizz. A quando The Pillxxx?

Eeeeeh. Presto, dai. Facci raggiungere un punto più alto. Così il tonfo sarà di sicuro più sonoro ed eclatante. Un po’ come Davide Di Porto. Ci piacerebbe replicare il suo rise and fall sorrentiniano.

Inventate un nome a testa mixando un poeta con un oggetto. O col cazzo che vi pare.

Hanna Montale
Gengis Kant
Brigitta Bulgakov
e Leslie Nietsche

Non vi siete un po’ rotti il cazzo di Burton che fa solo film con la moglie e Depp?

Non sai quanto. Ci pensavo proprio ieri, sai?

Salutate Giulia Mazzone.

Un bacio, Giulia. Un Cucchiaio e una Bestemmia è un format geniale. Se passi da noi un giorno lo ufficializziamo e poi lo vendiamo al satellite.

Salutate il mio amico Andrea, sennò non mi fa il logo per il blog;

Ciao Andrea! Daje co sto logo! Te gà e laurà! Hop hop!

Il mio amico Andrea è anche (e soprattutto) un Dj/Producer techno, quando suonerà a Roma ve lo andrete a sentire? Ma soprattutto, ve le pijerete le Pills?

Sono sull’andante sociopatico, e credo che un dj set sia solo una delle tante manifestazioni delle mie fobie. Ma credo che il resto dello staff presenzierà con piacere.

Un paio di domande “ad hoc”: Luca, tu sei un po’ il creatore o comunque l’ideatore dei Pills, in sostanza sei quello che se la comanna. Quali sono le tre peggiori cose che faresti se il gruppo non fosse basato sulla democrazia e tu volessi far valere il tuo ruolo di capo?

In primis sodomizzerei Luigi Di Capua, che si rifiuta categoricamente di lavorare come in realtà potrebbe. Ho sempre detestato le persone poco inclini ad esprimere appieno il proprio talento. Non gli rendono giustizia.

Picchierei Dario. Che continua a rifiutarsi di contribuire attivamente nonostante egli disponga di una genialità decisamente fuori dal comune.

Frusterei Matteo, che sul set è più ingestibile di Marlon Brando e pazzo come Tom Cruise.

Luigi, nell’ultima puntata della serie regolare sei rincorso dalla -per altro bravissima- Melissa, la tossica con le Hogan. Preferiresti provare una droga mai provata o indossare una di quelle scarpe per un giorno?

Preferirei di gran lunga estrarre dell’adrenocromo dalla ghiandola pineale di un essere umano morto. E comunque le Hogan le ho portate per più di due giorni di ripresa e… ti dirò… Sò comode!

Matteo, tu sei l’unico che ho conosciuto di persona [l’intervista l’ho preparata prima di conoscere Luca e Mattia, ndJ], e che nella stessa sera mi ha visto rischiare di vomitare l’anima per più di un’ora. Oltre al fatto di ritenerti sicuramente fortunato per questo due in uno, è vero che quella sera hai tentato più volte di capire i segreti del mio fascino?

Si, e li ho compresi tutti, e tutti insieme mentre ti vedevo da lontano chinato su una tazza del cesso in attesa di una cascata di vomito. Devo dire che anche la tua abilità nel beer pong mi ha stregato, ma forse le due cose sono direttamente correlate, come due facce di un’unica, splendida medaglia. D’oro.

Infine, due domande serie (che non significa volere risposte altrettanto serie, sia chiaro): qual’è il vostro rapporto con Roma come città, quanto ve piaceno la romanità e li Romani?

Fondamentalmente, come degli autentici romani che si rispettino, la amiamo e la odiamo al contempo. Ammettiamo che la carica ilare che ne scaturisce, spesso e volentieri anche inconsciamente, è notevole. Ovviamente a meno che non si tratti di qualcosa di facilone e scontato come accade per Vanzina, Parenti e i Soliti Idioti. “Noi al Circo Massimo, voi massimo al circo” è una copyhead che ci è rimasta nel cuore, ad esempio. Nonostante siamo estranei a contesti da tifoseria.

Che musica vi piace, che cosa odiate, cosa non potete fare a meno di ascoltare?

Ci piacciono le cose tristi: Bon Iver, Death Cab For Cutie, Band of Horses e Fleet Foxes.
Matteo adora il Rap Hardcore.
Dario muore per i Mumford and Son e Black Keys.
A Mattia, come avrete capito, piace la musica di sinistra. Quella da primo Maggio e da festa della raccolta, sostanzialmente.

Grazie ragazzi, la prossima dal vivo!!

Magari ce caschi.

Eccoli, i Pills. Siamo tutti d’accordo che stanno abbastanza fuori, ormai. Quindi, smettete quello che fate, non fate quello che state per cominciare, e vedeteli. Magari troviamo il modo anche noi di non lavorare.

[ed un ringraziamento al volo ci vuole: il buon Andrea, saputo dei saluti dei Pills, si è risvegliato ed ha tirato fuori il nuovo header, oltre ai loghi che trovate qui e sulla nuova pagina di Facebook.
“C’è una pagina di Facebook?”
Ebbene si, la trovate anche in alto a destra del blog. Vi piace?]