Vi Spiego Perché “Diaz” È Un Capolavoro

“Diaz”

Precisazione:
non è che ci siano spoiler, qui.
È chiaro che chiunque sia ben informato su quei giorni abbia poco da scoprire, vedendo il film.
Fatto sta che io il film io l’ho visto, e qui ne parlo.
Per il resto fate voi.

Per chi ha meno di trent’anni ed una sensibilità che vada oltre il postare foto di cani abbandonati su Facebook, i giorni del G8 di Genova e le immagini che ci venivano iniettate nelle retine sono stati il nostro undici Settembre.
Ma ancora non faceva figo perché non era successo, e quindi le “macellerie messicane” ed i “trattamenti al limite della tortura fisica e psicologica” sono state per 10 anni le etichette stampate addosso a quei giorni d Luglio.

Per chi è nato negli Ottanta, c’è poco altro a memoria che ci abbia sconvolto allo stesso modo: forse giusto la fine di “Friends”.

Se per la strage di Bologna, per la tragedia Ustica, gli omicidi di Falcone&Borsellino, siamo stati istruiti dai vari Minoli e Santoro per poi avere solo ora la possibilità di informarci veramente, da quel 2001 abbiamo cominciato a farci noi la nostra informazione.
TV, Radio e soprattutto Internet sono stati fonte di ricerca, documentazione e tanta, troppa rabbia.

C’erano però dei punti oscuri, dei momenti di Genova che non abbiamo visto e che invece “Diaz” ci sbatte in faccia come se fosse normale, naturale vedere cose che non abbiamo mai visto.

Il Signor “Carnera”.

Eliminiamo subito le due critiche che più spesso in questi giorni sono state lanciate contro il film: quello che si vede, è successo. Tutta la pellicola è basata sugli atti processuali ufficiali degli eventi che hanno portato in tribunale dirigenti, funzionari e poliziotti a dover testimoniare per tutto quello che era successo nella scuola “Diaz” e successivamente nella caserma di Bolzaneto. Poche chiacchiere quindi.

L’altro tentativo di critica, forse più subdolo e sicuramente senza sbocco alcuno. è il fatto che non vengano usati nomi veri. Verissimo. Il problema è che chi ha visto per dieci anni sempre le stesse immagini capisce senza problemi chi è il Carnera dalla faccia dura che atterra all’inizio del film, e che sembra voler fare di tutto (riuscendoci) per far sgorgare il sangue quella notte. Anche chi fa il primo rapporto ai giornalisti proprio fuori dal cancello della scuola ha un nome ed un cognome, così come il personaggio di Santamaria e perfino quello di Elio Germano e di tutti i  ragazzi coinvolti nel pestaggio.
In poche parole “Diaz” è una rappresentazione di quello che è successo.

Punto.

“Accoltellato”.

Ora: perché è un capolavoro?
Dividiamo il film in due campi ben separati: quello tecnico e quello umano.

Dal lato tecnico, il film è impeccabile.

A partire dalla bottiglia di vetro, spartiacque dei molti episodi del film e pretesto nella realtà per andare poi a sgomberare la scuola la notte stessa. Una scena che viene riproposta spesso durante le due ore di proiezione, e che con il suo climax trascina in modo perfetto lo spettatore nella spirale della follia di quei giorni.

Un’altra scelta che si è rivelata vincente è il fondere, soprattutto nei momenti dei cortei e della cariche della polizia, le immagine girate da Vicari insieme a quelle di repertorio: ecco quindi che in un secondo vedi gli attori scappare per una carica, ed improvvisamente ti ritrovi ad essere la ragazza che, caduta tra le siepi, riprende i poliziotti che passando la manganellano mentre lei grida “Por favor!! Por favor!!”.

Oppure sei lì a vedere Claudio Santamaria e Paolo Calabresi che entrano nel cancello della Diaz appena sfondato ed improvvisamente ti ritrovi ad essere il ragazzo che dall’edificio di fronte riprende quel nugolo di poliziotti che, come zombie, sfondano il portone ed entrano.

Tutto questo viene insieme ad una fotografia che toglie il fiato per quanto riesce a farti essere lì, a farti sentire quasi sporco di sangue, ed una recitazione che a volte ti fa credere che stia vedendo i filmati originali.

I “black bloc” nascosti nella scuola.

Il lato umano, invece, è quello che vi farà andare in giro come in trance usciti dalla sala. È la parte del film che vi strapperà l’anima, e vi farà vergognare di vivere ancora in Italia.
“Diaz” non si concentra solo sull’irruzione nella scuola, parte comunque centrale di tutto il film.
Quello che si percepisce, durante il film, è la costante tensione che in quei giorni percorreva Genova tutta.
Se l’irruzione è l’esplosione, il prima è la miccia lunga e lenta ed il dopo è la confusione che ti rimane addosso dopo un botto troppo forte. realizzi finalmente che quello che è successo doveva succedere, basta.
Ogni passo, ogni frase, ogni manganellata, ogni sputo ed ogni insulto sono un colpo dritto alla nostra coscienza. La schiuma che esce dall’estintore usato da Roja addosso ad un ragazzo ormai svenuto per i colpi subiti è la coltre di omertà che ci si è posata addosso negli ultimi dieci anni. Lo sputo della guardia carceraria i faccia alla ragazza nella caserma di Bolzaneto è la maschera di schifo con la quale ci siamo coperti il volto da quel Luglio. Il pestaggio del giovane avvocato del Social Forum, poco prima dell’irruzione, equivale all’aver picchiato la nostra voce perché non facesse troppo rumore passati quei giorni.

“Don’t clean up this blood”

Il film di Vicari riesce a farti piangere le stesse lacrime di rabbia che ci rigavano il volto quei giorni. Sono lacrime nuove, inaspettate, sono lacrime che bruciano la pelle allo stesso modo dei gas sparati dai celerini. Riesce a farti mordere le labbra fino a sanguinare. Riesce a non farti staccare mai gli occhi dallo schermo, perché sarebbe come negare anche un solo secondo di quello che è successo quella notte e le ore successive.

“Diaz” è un film che andrebbe proiettato nelle scuole, che andrebbe studiato nelle corsi di cinema e che andrebbe discusso come un trattato storico.

“Diaz” è un film definitivo, dopo il quale nulla dovrebbe essere più detto se non “colpevole” a chi in quei giorni ha avuto anche una sola, minuscola responsabilità per quello che è successo.

“Diaz” è un film che ti fa affrontare i tuoi demoni più profondi, che devasta ogni tua certezza e che uccide quel minimo di orgoglio patriottico che avevi.

Andatelo a vedere, ma andate al cinema.
“Diaz” è soprattutto un film che deve essere diffuso, e che merita pienamente ogni singolo euro che pagherete.

Sappiate però che quei soldi non ci ripagheranno mai per essere stati immobili così a lungo.

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8 Risposte to “Vi Spiego Perché “Diaz” È Un Capolavoro”

  1. mi preparo psicologicamente e vado a vederlo.. anche se tutta la preparazione psicologica possibile so già che non basterà!

  2. Il film sara’ bello,ma sempre diverso dalla realta’.Io preferisco leggere un libro,rappresentando dentro di me cio’ che leggo.Dirai che differenza c’e’?Quella che sempre e sempre un film ha un tocco del regista,degli attori.Ieri vedevo il film su Terzani,ho spento dopo cinque minuti,Il libro e’ piu’ affascinante della pseudo realta’ distorta a piacere dalla fantasia del regista che,si si attiene al libro,ma che lo trasfigura per esigenze di tempo e pubblico.Meglio youtube su quei giorni,meglio il sangue vero che il pomodoro di scena.Ciao.A complimenti per il blog.

    • anzianotto Says:

      Ciao Luca,

      innanzitutto grazie per il commento.
      Sono d’accordo con te, anche se penso che in questo caso si tratti di gusti, non tra film e youtube ma tra film e libro.
      Per deformazione culturale, chiamiamola così, ho sempre preferito la pellicola alla carta, nonostante condivida appieno il fatto che leggendo ognuno rappresenta ciò che vuole. Un film, soprattutto un film così potente, spesso mi aiuta molto di più di un libro.
      Probabilmente preferisco l’impatto diretto!!

      Ciao, Jacopo

  3. Credo che la critica principale rivolta al film sia che la Diaz e Bolzaneto vengono isolati dal contesto, dal movimento e dalle sue ragioni. C’è cioè la denuncia di alcuni episodi, ma non il tentativo di affrontare a fondo le ragioni di una repressione così sproporzionata. Comunque me ne farò un’idea precisa questo fine settimana. Grazie della recensione dettagliata.

    • anzianotto Says:

      Ciao Emiliano,

      grazie a te per il commento.
      Indubbiamente, nel film, gli episodi della scuola e del carcere sono un finale di una storia di cui non si vede l’inizio. Ma penso che Vicari abbia voluto fare affidamento sulla nostra memoria (ormai) storica.

      Un saluto, Jacopo

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