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Meglio degli Originali – Intervista ai “miniature”

Posted in concerto, intervista, miniature, musica, Roma on 19 luglio 2012 by anzianotto

Era una bella giornata di Ottobre quando, passeggiando con una mia amica, mi sono ritrovato ad ascoltare i miniature. Proprio così, senza maiuscola iniziale. Erano uno accanto all’altra a Piazza Navona, e mi sembrava di riconoscere un “Eye of the tiger” in stile quasi minimal: una chitarra ed una fisarmonica, tutte e due piccolissime. Seduti, concentrati e bravissimi, siamo rimasti ad ascoltarli tutto il tempo, ed alla fine presi anche il cd.

Dopo qualche tempo decisi di contattarli per un’intervista da mettere sul mio blog (e forse il link lo troverete qui, da qualche parte), ma per qualche mese ci siamo un po’ rincorsi fino a Venerdì, quando siamo riusciti ad incontrarci per un sorso di succo di frutta all’ombra di un bar, in un quartiere che non vi dico perché.. perché poi lo capirete.

Ecco cosa è uscito da una piacevolissima mezz’ora in compagnia di Silvia e Gabriele, i miniature.

Allora, partiamo con le domande classiche: perché miniature?

(sorridono)

Silvia: già il fatto che hai detto “miniature”, in inglese, è quello che vogliamo: la possibilità che hai di dirlo in inglese, ma anche in italiano o in francese..

Gabriele: cercavamo un nome ce rappresentasse il fatto che suoniamo strumenti piccoli, ma anche che andasse fuori dal contesto nazionale, proprio perché siamo molto aperti a cose al di fuori dell’Italia.

Quindi non ho fatto subito una figuraccia pronunciandolo in inglese?

G: no anzi, a me personalmente piace molto quando lo pronunciano in francese.

E perché questa scelta, quella di suonare strumenti piccoli, fare cover?

G: per gioco, per suonare nell’accezione di giocare, che è nato per caso.

S: si, io sono una cantautrice, ho sempre suonato i miei pezzi. A un certo punto è nato il progetto, così.

G: ci siamo conosciuti, io avevo qualche strumento piccolo a casa, e ci siamo messi a suonare insieme. Quando poi abbiamo cominciato a suonare per strada, abbiamo pensato ce questo progetto potesse essere interessante. Comunque noi portiamo avanti il progetto solista di Silvia, ma in altri contesti miniature era adatto a situazioni anche un po’ goliardiche, ironiche.

No, non è finita qui. Continueremo parlando di Roma e dei problemi di Roma, della musica nella Capitale e all’estero, e ci faremo un sacco di risate.

L’intervista completa uscirà la prossima settimana sul blog di LeCool Roma, completa di foto.

Stay-fuckin’-tuned.

Basta Un Poco Di “Zucchero” – Intervista Ai “The Pills”

Posted in intervista, musica, Roma, ThePills, YouTubberz on 14 maggio 2012 by anzianotto

Se la tajano parecchio.

Il primo episodio dei The Pills tratta di amore e di Erasmus, del trauma che può causare l’idea della tua donna lontana per mesi tra gente sconosciuta ed alcool facile. Solo che non te la fanno prendere a male, anzi.
I Pills sono un gruppo di ragazzi romani, che come tutti i non ancora trentenni e come tutti i romani fanno di tutto per non lavorare, e piano piano guarda se non ci riescono, i bastardi. Dopo anni di cazzate in comitiva, episodi grotteschi ed aneddoti divertenti, Luca Vecchi (insieme a Mattia Coluccia, Matteo Corradini e Luigi Di Capua ed altri chimici della risata) decide di cominciare a girarci dei video, riversando dentro il sacco di cazzate accumulate tra serate, droghe più o meno leggere e prostitute colombiane.
Prodotti dal Dude Magazine, quello che ne esce fuori sono esilaranti spaccati di vita quotidiana che mischiano realtà e demenziale, citazioni di ogni genere e bianco e nero perché non sanno fare la fotografia.

In poco più di sei mesi i Pills hanno parlato di mercatini vintage, scrittori neomelodici, scherzi pesanti e amori stupefacenti raccogliendo consensi ovunque. Con l’umiltà di chi in realtà ha iniziato per divertirsi con gli amici, ogni episodio si è arricchito ogni volta di citazioni (la puntata su Fabio Volo è un’esplosione di Scrubs, nerdismo e film cult), i mille e mille “zì” di Corradini, sfacciate nevicate di zucchero a velo e un’improbabile merchandising.

La prima serie “regolare” si apre e si chiude con l’amore (passando per il lavoro, gli amici e le droghe), e non perché siano degli inguaribili romantici (secondo fonti vicine al gruppo, il massimo del romanticismo per loro sono gli Snuff Movies), ma perché semplicemente l’amore è la base di tutto. Da lì, gli spunti per un episodio si ramificano fino ad arrivare a risvolti e conclusioni che con l’amore poco c’entrano. Mentre vedi Luca che mangia una banana di nascosto, o Luigi che definisce i nuovi orizzonti della sessualità, capisci che alla fine l’amore è solo una scusa per poterci (e doverci) ridere sopra.

E pensate che dopo tutto questo tempo hanno prodotto talmente tanti deliri mentali che oltre ai The Pills esiste The Pills 1/2. Mezze pillole da prendere quando si ha bisogno di una dose leggera di follia.

Personalmente, ho avuto il piacere di conoscere Matteo, Luca e Mattia, il primo ad una festa ed i secondi ad un’intervista radiofonica che hanno rilasciato la settimana scorsa. La follia si nota, nei loro occhi. Una follia che riversano in battute che sono diventate must per chi li segue, un delirio di sguardi e gesti, una schizofrenia di trame scollegate fra loro ma che hanno sempre e comunque il pregio di farti ridere. Perché la maggior parte delle volte quello che succede in un episodio dei Pills è un qualcosa che abbiamo già visto e sentito, ma che è passato come “un momento come un altro”. Per i Pills, invece, quel momento diventa spunto per dire e fare cose totalmente assurde e senza senso, riuscendo a trovare la leva giusta per trasformare il normale in diverso. Riuscire a ridere per mezz’ora solo perché Luca ha fatto una battuta su un tetto, come è successo in radio la scorsa settimana, non è roba di tutti i giorni. Non avevo mai trovato i tetti divertenti, fino a quel giorno. Le tette si, quelle mi fanno un sacco ridere, ma i tetti proprio no.

Diciamo che i Pills sono diventati un appuntamento fisso in cui, per due, tre o dieci minuti, entri nel loro mondo e capisci che forse visto come lo vedono loro due risate in più te le potresti anche fare.

Insomma, alla fine io ‘sti matti volevo intervistarli e, un po’ come successo per i Bud, all’improvviso mi sono ritrovato a scrivere una mail con domande assurde, sotto specifica richiesta del gruppo. Basta domande “da intervista”, che poi a me fanno tra l’altro cacare (non cagare).
E quindi eccola qui, uncut and uncensored.
Buon divertimento.

The Pills. Ora che ho visto un sacco di roba vostra, sono convinto che il nome sia dovuto agli psicofarmaci che assumete prima di scrivere e girare gli episodi. Cambiate il vostro nome in quello di una droga.

E’ una proposta interessante la tua…Yagé. La droga dell’empatia elogiata anche da Burroughs. Leggende narrano che ti possa far udire il pensiero delle persone che hai accanto. Assurdo.

Un giorno sono stato in una pinacoteca a vedere una mostra fotografica di Matteo Renzi. Cosa ne pensate, della scultura?

Adoro Canova.

La necrofilia, questa sconosciuta. Come vi ponete di fronte al fatto di poter avere un rapporto sessuale con un cadavere? Senza contare quelle che ve la danno durante un after per il fatto che siete famosi.

Mi ricorda un cortometraggio parecchio disturbante che si chiama Aftermath, di Nacho Cerdà. Alla domanda precedente aggiungo un altro corto dello stesso regista: Genesis.

L’altro giorno, in piena notte.. mi sono alzato e ho mangiato una banana in modo così sporco che ho vinto il “Pistone d’Oro”. Ora sto uscendo con una che ha sempre una scorta di aghi Pic nella trousse e lo zucchero a velo del mio panettone era un po’ amaro, quest’anno. Consigli?

Fattela prendere a bene. Se hai visto i nostri tutorial sarai sicuramente in grado di reagire nella maniera più idonea…

Cos’è la celiachia?

Esser sprovvisti d’un enzima in grado di smaltire gli zuccheri composti?

YouTube è un grande veicolo per gente di talento come voi, ma lo è anche YouJizz. A quando The Pillxxx?

Eeeeeh. Presto, dai. Facci raggiungere un punto più alto. Così il tonfo sarà di sicuro più sonoro ed eclatante. Un po’ come Davide Di Porto. Ci piacerebbe replicare il suo rise and fall sorrentiniano.

Inventate un nome a testa mixando un poeta con un oggetto. O col cazzo che vi pare.

Hanna Montale
Gengis Kant
Brigitta Bulgakov
e Leslie Nietsche

Non vi siete un po’ rotti il cazzo di Burton che fa solo film con la moglie e Depp?

Non sai quanto. Ci pensavo proprio ieri, sai?

Salutate Giulia Mazzone.

Un bacio, Giulia. Un Cucchiaio e una Bestemmia è un format geniale. Se passi da noi un giorno lo ufficializziamo e poi lo vendiamo al satellite.

Salutate il mio amico Andrea, sennò non mi fa il logo per il blog;

Ciao Andrea! Daje co sto logo! Te gà e laurà! Hop hop!

Il mio amico Andrea è anche (e soprattutto) un Dj/Producer techno, quando suonerà a Roma ve lo andrete a sentire? Ma soprattutto, ve le pijerete le Pills?

Sono sull’andante sociopatico, e credo che un dj set sia solo una delle tante manifestazioni delle mie fobie. Ma credo che il resto dello staff presenzierà con piacere.

Un paio di domande “ad hoc”: Luca, tu sei un po’ il creatore o comunque l’ideatore dei Pills, in sostanza sei quello che se la comanna. Quali sono le tre peggiori cose che faresti se il gruppo non fosse basato sulla democrazia e tu volessi far valere il tuo ruolo di capo?

In primis sodomizzerei Luigi Di Capua, che si rifiuta categoricamente di lavorare come in realtà potrebbe. Ho sempre detestato le persone poco inclini ad esprimere appieno il proprio talento. Non gli rendono giustizia.

Picchierei Dario. Che continua a rifiutarsi di contribuire attivamente nonostante egli disponga di una genialità decisamente fuori dal comune.

Frusterei Matteo, che sul set è più ingestibile di Marlon Brando e pazzo come Tom Cruise.

Luigi, nell’ultima puntata della serie regolare sei rincorso dalla -per altro bravissima- Melissa, la tossica con le Hogan. Preferiresti provare una droga mai provata o indossare una di quelle scarpe per un giorno?

Preferirei di gran lunga estrarre dell’adrenocromo dalla ghiandola pineale di un essere umano morto. E comunque le Hogan le ho portate per più di due giorni di ripresa e… ti dirò… Sò comode!

Matteo, tu sei l’unico che ho conosciuto di persona [l’intervista l’ho preparata prima di conoscere Luca e Mattia, ndJ], e che nella stessa sera mi ha visto rischiare di vomitare l’anima per più di un’ora. Oltre al fatto di ritenerti sicuramente fortunato per questo due in uno, è vero che quella sera hai tentato più volte di capire i segreti del mio fascino?

Si, e li ho compresi tutti, e tutti insieme mentre ti vedevo da lontano chinato su una tazza del cesso in attesa di una cascata di vomito. Devo dire che anche la tua abilità nel beer pong mi ha stregato, ma forse le due cose sono direttamente correlate, come due facce di un’unica, splendida medaglia. D’oro.

Infine, due domande serie (che non significa volere risposte altrettanto serie, sia chiaro): qual’è il vostro rapporto con Roma come città, quanto ve piaceno la romanità e li Romani?

Fondamentalmente, come degli autentici romani che si rispettino, la amiamo e la odiamo al contempo. Ammettiamo che la carica ilare che ne scaturisce, spesso e volentieri anche inconsciamente, è notevole. Ovviamente a meno che non si tratti di qualcosa di facilone e scontato come accade per Vanzina, Parenti e i Soliti Idioti. “Noi al Circo Massimo, voi massimo al circo” è una copyhead che ci è rimasta nel cuore, ad esempio. Nonostante siamo estranei a contesti da tifoseria.

Che musica vi piace, che cosa odiate, cosa non potete fare a meno di ascoltare?

Ci piacciono le cose tristi: Bon Iver, Death Cab For Cutie, Band of Horses e Fleet Foxes.
Matteo adora il Rap Hardcore.
Dario muore per i Mumford and Son e Black Keys.
A Mattia, come avrete capito, piace la musica di sinistra. Quella da primo Maggio e da festa della raccolta, sostanzialmente.

Grazie ragazzi, la prossima dal vivo!!

Magari ce caschi.

Eccoli, i Pills. Siamo tutti d’accordo che stanno abbastanza fuori, ormai. Quindi, smettete quello che fate, non fate quello che state per cominciare, e vedeteli. Magari troviamo il modo anche noi di non lavorare.

[ed un ringraziamento al volo ci vuole: il buon Andrea, saputo dei saluti dei Pills, si è risvegliato ed ha tirato fuori il nuovo header, oltre ai loghi che trovate qui e sulla nuova pagina di Facebook.
“C’è una pagina di Facebook?”
Ebbene si, la trovate anche in alto a destra del blog. Vi piace?]

Io Tra Le Dita Volo – Intervista Ai “Bud Spencer Blues Explosion”

Posted in BSBE, concerto, foto, intervista, musica, recensione on 23 aprile 2012 by anzianotto

Just Blues.

Quando io e Emiliano (da qui in poi Paja) arriviamo davanti l’Orion siamo in anticipo di cinque minuti. Mai successo, e credo che non succederà mai più, nemmeno per i nostri matrimoni. Se mai ci saranno.
Appena parcheggiamo, esce un sole che non si vedeva da giorni e giorni. È un segno.

Non nego di essere nervoso. E pure tanto.

Aspetto il concerto dei Bud Spencer Blues Explosion da almeno due mesi, da quando sotto la metro di Ostiense l’occhio si è lanciato sul manifesto dell’Orion.
Ma più che altro, lo aspetto da quando così, per scherzo ma nemmeno poi tanto, gli mandai un messaggio su Facebook.

“Ciao, sono un blogger che non ha nulla se non un sito personale. Sono un vostro fan e vorrei intervistarvi, anzi chiacchierare. Non pensate che sia scemo!!”

In sintesi, questo è stato il messaggio a cui non mi aspettavo risposta.
Ma non per loro cattiveria, anzi: la loro tranquillità e voglia di stare in mezzo a chi li ascolta è palese ad ogni live. E due pischelli che in tre anni sono stati due volte in America per tour e blues contest, che hanno girato l’Italia più loro che Gigi Bersani in campagna elettorale (riscuotendo per altro molto, ma molto più successo), e che fanno un pieno di gente ogni volta.. beh, io forse me la tirerei un po’ di più.
E invece passano pochi giorni che:

“Ciao Jacopo.. perché no? Cesare.”

Morto.

Da lì è iniziata un’attesa spasmodica, in cui ogni momento era buono per tirare fuori un taccuino e buttare giù domande, osservazioni, strappare un ricordo di un’intervista trovata sul Tubo per tirarne fuori qualcosa.
Ho ascoltato mille e mille volte tutti i loro album (di nuovo), ho cercato filmati di live sul palco ed in studio, rimanendo incredulo nel vederli improvvisare in mezzo ad un sentiero accanto ad un bosco, con Adriano, la sua chitarra acustica e l’inseparabile slide e Cesare seduto a terra con solo il rullante tra le gambe, suonato a mani nude, o vederli giovanissimi tenere lezioni di Blues alla Sapienza.
Insomma, ho scoperto che ‘sti due ragazzacci oltre ad essere parecchio bravi, hanno la necessità di suonare. Come, dove e quando possibile: l’importante è suonare.

Mi sono preparato come per un esame, come se le domande dovessero farle loro a me, e il non saper rispondere potesse diventare un divieto a vita di andare ai loro concerti. Non potevo permettermelo.
Il problema è che più passavano i giorni, più erano le domande che cancellavo: troppo semplici, già sentite. Mi dicevo “Con loro ci vorrei parlare, non interrogarli”.
Poi, l’illuminazione: il 21 sarebbe stato, oltre al loro concerto, il Natale di Roma e la giornata mondiale del negozio di dischi. Voi direte, va bene per il secondo, l’input è  buono e coerente. Ma la prima? Cioè, bello il fatto che il “compleanno” di Roma e via dicendo ma.. cazzo c’entra?

Vedrete.

Ma arriviamo al “giorno”. Scesi dal Maggiolone del Paja (che farà poi da sfondo all’intervista di quei bravissimi ragazzi di “Rome Live Music“), aspettiamo qualche minuto fuori. Il sole in faccia è solo una scusa che trovo per aspettare quel respiro profondo che mi serve per prendere borsa, macchinetta fotografica ed una buona dose di coraggio.
È il suono che sento mentre ci avviciniamo a farmi capire che andrà tutto ok. Lo sbalzo tra la luce del sole e il buio del locale mi lascia cieco per un po’, ma non sordo. Ecco lì Cesare a pestare la batteria come fosse giorno di vendemmia, e il vino che ne esce è calma per i miei nervi: siamo qui, finalmente ci siamo, non si scappa. Anche perché tutto voglio fare tranne scappare.

Momenti rari. E no, non sono bravo a fare le foto.

Quella che segue è un’ora e mezza di sound check, prima con Cesare, poi con Adriano e poi insieme, giusto per provare perché chi li conosce sa che la loro è solo una bozza di scaletta.. il resto viene da sé.
È bello vederli in un momento del genere, ma soprattutto è curioso vedere il contrasto tra il metodo chirurgico che applicano nel sistemare e provare gli strumenti, e la furia devastante che scaricano durante lo show.
Sembrano dei costruttori di bellissimi castelli di sabbia che fanno poi esplodere con i fuochi d’artificio.
Il bello distrutto con il superbo.

E alla fine anche questo momento finisce, e odio quando aspetti una cosa che sembra non arrivare mai e poi quando arriva nemmeno te ne accorgi. Tipo il weekend, o un orgasmo. E, scusate la malizia, ma oggi voglio godermelo e fumarmici pure una sigaretta dopo, checcazzo. Quindi occhi aperti e lucido.. anche se solo a metà.

Eccoli che escono dai camerini, e dopo qualche chiacchiera si inizia con i turni delle interviste.Ma c’è un problema: avendo parlato direttamente con Cesare e non con l’ufficio stampa, non sono in lista per le interviste. L’attimo di panico è spazzato via da quel santo di Daniele, nel team tecnico dei Bud oltre ad essere quello che crea e fa rispettare tutti gli ordini di interviste, set e così via. Dopo una chiacchierata, riusciamo a farci mettere in coda (grazie ancora davvero). Conosciamo le ragazze che sono prima di noi per parlare con loro, ci conosciamo un po’ e il fatto che io non scriva per nessuno se non per me le spiazza un po’.
Se ci penso, spiazza ancora anche me.

Adriano e Cesare ogni tanto riemergono da un’intervista, un tramezzino e gli ultimi aggiornamenti sulla situazione palco e salutano tutti, col sorriso e scusandosi sempre per l’attesa.
“Starei qui anche con la III Guerra Mondiale in corso”, e per fortuna lo penso solamente.
E alla fine eccoci lì, in fila coi Bud verso il camerino, che quasi mi viene da ridere.
Ci sistemiamo, io su una sedia e loro sul divano di fronte con il Paja in mezzo.

Ci siamo: i miei emisferi cerebrali si incrociano al posto delle dita perché non mi sembra carino farmi vedere così scaramantico.
Ho Cesare a sinistra, col cappellino e l’atteggiamento di chi vuole chiacchierare. Adriano, la sua chitarra in mano ed il suo sguardo tranquillo completano l’opera e decido di partire.

Accendo il registratore e..

[dopo le presentazioni, iniziano le domande]

J – Allora, volevo farvi un paio di domande allacciandomi al fatto che oggi è il Natale di Roma ed il Record Store Day. Riguardo a Roma, ho visto una vostra intervista in cui parlavate dell’idea di collaborare con il “Colle der Fomento”. Mi interessava sapere come è nata questa idea.

Adriano – Innanzitutto perché il “Colle der Fomento” è un gruppo vero, un gruppo semplice. E allo stesso tempo è un gruppo che dice le cose come stanno e senza sorrisi, e secondo me questa è l’attitudine giusta. E poi siamo orgogliosi che questa sia un’attitudine che esiste a Roma! Poi conservano questo rap degli anni ’90, vecchia scuola, che magari ha meno virtuosismi ma più concetti.. e questa è una cosa bella. Per cui io, da fan, quand’ero ragazzino che me li sentivo, ho sempre pensato che sarebbe stato fico fare un pezzo con loro, però al momento rimane solo un ‘idea.

J – Beh certo, infatti mi interessava il perché l’idea di collaborare insieme. Tu quindi li ascoltavi spesso?

A: Si si, avoja.

J – Per quanto riguarda invece la Giornata del Negozio di Dischi, e l’importanza del disco fisico in sé. Io cerco sempre di comprare il cd, [ruffiano mode on] anche i vostri li ho comprati su disco fisico.. compreso il vinile che se dopo magari me lo autografate.. [ruffiano mode off], voi che rapporto con il disco?

Cesare – Beh non avevo una lira, quindi fondamentalmente scaricavo perché di musica ne avevo bisogno, quindi c’è poco da fare: o te la scarichi, o non la senti. Visto che la musica è una necessità per me, per lui (Adriano, ndJ), per tutti, non solo per i musicisti, appena ho preso qualche soldo non solo con i Bud ma anche con altri lavori, la prima cosa che ho fatto è stato ricomprare i dischi che avevo scaricato, che già avevo sotto forma di mp3, ma di cui volevo riassaporarne il gusto avendo il disco.
Perché non è una mania dire che il suono è differente, è proprio così ed è un’altra cosa ascoltare un disco vero, come è bello ad esempio ascoltare determinati dischi in vinile piuttosto che su CD. Non necessariamente dischi vecchi, ma anche dischi che escono adesso che sono registrati su nastro e non digitalmente, forse rendono anche di più in vinile. Insomma è bello, è una cosa completamente diversa.
Secondo me c’è un calo ora, nello scaricare: sai all’inizio, quando una cosa è gratis, tutti la vogliono. Conoscevo gente che non si era mai cagata la musica in generale però poi aveva le discografie di tutti, mai sentite. Solo perché lo potevano fare gratis. Adesso è un po’ passato quel periodo, ora quando esce il disco ascolto l’anteprima su iTunes e poi li vado a comprare.
E poi il disco è proprio bello, con il libretto..

A – Beh anche il negozio di musica è come una biblioteca: andare lì a cercarti i dischi, a guardarti tutte le copertine.. sono necessità che comunque chi fa musica deve soddisfare. Per cui è un bene che ci sia questa festa.

J – Grandi.. Un’ultima cosa: come primo articolo di questo blog ho parlato degli artisti di strada, visto che mi sono trovato in mezzo ad una loro protesta visto che in quei giorni veniva discussa un’ordinanza, che è passata, e che limita al massimo la possibilità a questi ragazzi di esibirsi per strada..

C – Maddai..

J – Già. Adesso quindi c’è tutta una burocrazia di prenotazioni, il rischio del sequestro di strumenti e di multe.. insomma a classica cosa all’Italiana. E per questa cosa mi è venuta in mente una domanda: voi avete mai suonato per strada?
Mi spiego: mettervi lì voi come Bud, o individualmente, magari agli inizi.. non per forza per i soldi, ma anche solo per il gusto di mettervi lì e suonare, non so, a Trastevere o comunque a Roma in generale.

A – Guarda in realtà no, però certo se c’era una chitarra, una strimpellata sempre a titolo personale si faceva. Per divertimento insomma, senza farlo con l’intenzione di aggregare delle persone.

C – Si anch’io l’ho fatto sempre con gli amici.. [parlando con Adriano] Però con i Bud ti ricordi avevamo pensato di farlo, perché facciamo anche dei set acustici di solito in radio, sempre un po’ strani per le cose che usiamo.. e quindi sarebbe perfetto come set in strada.

J – Si, ho visto molti vostri video in cui suonate con strumenti alternativi.

C – Si, magari con la chitarra acustica e l’ampli a pile, che lo porti ovunque. Sarebbe fica come cosa.. e poi secondo me si alzano pure bei soldi!!

J – Beh si, so di gente che facendo giocoleria al semaforo qualche soldo lo tira fuori.

C – Sicuramente, anche se in Italia molto di meno. Ad esempio a Londra c’è un’organizzazione mostruosa, vai in strada e ci sono praticamente le spine della corrente. C’è molta più dignità. Il fatto di suonare per strada viene visto come una cosa….

A – ‘na poracciata!!

[ci sono un paio di minuti d’interruzione dovuti alle ultime dritte del tecnico a Cesare, con un sacco di risate alla fine. Il bello della diretta!!]

J – Si, per questo vi ho fatto la domanda perché sembra che chiedo se siete andati a fare l’elemosina, invece anche per me è una concezione diversa quella di andare per strada.

C – Ma è normale. Cioè, la musica è San Siro, è Sanremo, X-Factor.. no X-Factor no.. però alla fine la musica è tutto: anche uno che sta a casa e suona la chitarra da solo. C’è chi decide di studiarla tutta la vita e chi invece, non so, ha un’attitudine più punk.. ma non è che uno è più stronzo dell’altro. È un mezzo di comunicazione, ognuno fa quello che vuole.

J – Ok.. beh ragazzi, grazie. Erano domande molto random però.. questo volevo chiedervi.

C – Mi dispiace che avete aspettato un sacco di tempo, ma abbiamo avuto problemi tecnici..

Paja [ve l’eravate dimenticato eh?] – Anzi, c’ha fatto pure piacere!!

J – Capirai, non ce pareva vero. Ci siamo messi lì a sentirvi tutto il tempo. Ragazzi grazie davvero, adesso me faccio firmà il vinile però!!

[gli ultimi due minuti sono chiacchiere sparse, un po’ di info sul live registrato allo Studio Nero, Adriano che strimpella la sua chitarra acustica e ci chiede di dove siamo, oltre a preoccuparsi se avevo preso o meno la maglietta allo studio. E poi, si, ci ha detto “che miti!!”. Tiè.]

Eccoli qui, i Bud. Esattamente come me li aspettavo.
Anzi, fatemelo dire: meglio di come me li sarei aspettati.

Adriano e Cesare sono due ragazzi che suonano perché gli piace suonare. Gli piace sudare sui loro strumenti, sulla loro musica. Amano la musica in generale, e tutto quello che ci gira intorno. Per loro suonare per delle persone è un piacere, un onore.. e si vede.
Se penso che hanno accettato d parlare con me, che alla fine sono uno che i loro concerti e i loro album li ha sempre sentiti da fan, e mai da “operatore del campo”, ancora mi fa ridere. E rido contento, perché sapere che al mondo ci sono persone come loro, persone che solitamente pensi estranee e lontane da te e che invece ti accolgono nel loro camerino per parlare, mi riempie il cuore.

E non smetterò di ringraziarli non solo per il tempo che mi hanno dedicato, ma soprattutto perché quando hanno accettato di farlo ho deciso di aprire questo blog.
Quindi non fosse per loro (e per Veronica per la spinta finale e decisiva), non starei qui a prendere coraggio e a togliermi delle belle soddisfazioni.

Come dite?
Ah, com’è andato il concerto?
C’è bisogno davvero che vi dica com’è andato un concerto dei Bud Spencer Blues Explosion?

Ok, ve lo dico ma a modo mio.

Il fuoco nelle vene.

È stato sudato, urlato, fotografato, potente e graffiante. C’è stata “Giocattoli”, ormai una delle mie preferite in assoluto. Ci sono stati gli sguardi d’intesa fra di loro, i sorrisi di Adriano quando gridavamo “Dajeeeeee!!!!!!!!!!” e ci sono stati i colpi di quel metronomo umano che è Cesare. C’è stata “Dark was the night, cold was the ground”, che rimarrà per sempre la MIA cover preferita dei Bud. Mia e solo mia. Ci sono stati gli abbracci con mio cugino che non vedevo da tempo e che anche dopo anni riesco sempre a far finire sotto a gran bei gruppi. C’erano gli occhi chiusi del Paja che se la viaggiava. C’erano alcune delle persone a cui voglio più bene. C’è stata l’euforia per aver fatto partire praticamente tutti gli applausi. C’è stata quella tizia che mi voleva salutare ma che proprio non conoscevo e che alla fine ho dovuto scansare.

Ma soprattutto c’era la mia personalissima voglia di sentirli, di nuovo e finalmente. La mia voglia di poter dire di nuovo “io c’ero”, di fregarmene se ero il pazzo solitario che agitava da solo le braccia in aria imitando i movimenti di Adriano prima e quelli di Cesare poi. La musica, quando piace, ti esime dal dare e ricevere giudizi.

E sarà forse un modo stupido e retorico per chiudere, ma la musica fatta bene è qualcosa che unisce le persone, e Sabato sera si era formato un bel gruppo di amici sconosciuti.

Quindi, semplicemente, grazie Bud.

Alle prossime.

Scelte Insindacabili

Posted in foto, musica, rabbia, Roma on 2 aprile 2012 by anzianotto

Caro Gianni, o meglio.. Caro Sindaco.

Questa mattina, mentre ero lì come tutte le mattine a cagare via i residui di giornate sporche, apro la mia rete sociale preferita e scopro con sorpresa che alle 15 ci sarebbe stata una piccola dimostrazione da parte degli artisti di strada.

“Ma perché mai?”, mi sono chiesto scorreggiando.

Ed esce fuori che Lei, caro sindaco, ha avuto un’idea (che reputo giusta ed irrevocabile, come lo stile delle decisioni che Le piacciono tanto), e cioè vietare tutti i tipi di manifestazione artistica per le vie di Roma. Via tutto: tamburi, chitarre, trombe, amplificatori, giochi, trucchi e costumi. E vaffanculo.

E le spiego anche perché, la trovo giusta come idea: io sono un noto frequentatore di Trastevere, e quale posto meglio di Trastevere possono scegliere quei quattro pezzenti per fare le loro porcherie da buffoni?
E quindi tutte le sere dei weekend è sempre la stessa storia: chi suona da una parte, chi fa magie dall’altra, tant’è che non hai tempo nemmeno di insultarli tutti, ‘sti barboni. C’è il poeta, il cantante, il prestigiatore, l’acrobata, quello sul monociclo, quello sul monopattino, quello sul monocolo, quello sul Monopoli. Basta, sempre le stesse cose, c’è pure quello sulla monotonia!!

E allora ho deciso di andarli a vedere, ‘sti schifosi. Volevo proprio impestarmi delle loro puzze da centro sociale, volevo provare il brivido dello stare in mezzo a dei criminali. E, per sicurezza, ho portato la macchinetta, che in caso porto le foto in questura il giorno che tenteranno di prendersi la nostra bella città, a cui Lei tiene così tanto da far lavorare in tutte le aziende comunali la sua famiglia.

Insomma, mi aspettavo il degrado, ma questo proprio no:

Uniformi.

Eccoli, con le loro uniformi colorate, corte, lascive e senza vergogna. Trascinano i loro corpi pieni di odio rivestiti di organza, cotone, plastica, gomma e nasi colorati, occhiali con piume e cappelli con trombette in cima.

Volti.

Eccoli, li guardi in faccia Signor Sindaco: tentano di coprirsi con i loro nasi rossi, mascherano il rancore con dei sorrisi più finti dei curricula di Sua cugina, agitano le pentole perché (e li ho sentiti con le mie orecchie) dicono che Lei sia cotto, ormai.
Indecenza.

Gioventù.

Gioventù 2.

Vede, Signor Sindaco? Inculcano la cultura del fancazzismo. Incitano ai colori accesi. Infestano le giovani ed italiche menti con giochi che non avranno nessuno scopo nella loro vita se non quello di portarli per strada, tra sogni infranti ed eroina. Li abbagliano con i loro movimenti veloci mentre, e l’ho visto con i miei occhi, gente d’accordo con loro sfila i lecca-lecca dalle tasche del nostro avvenire.

In più, era presente tale Adriano Bono, leader del gruppo anarco insurrezionalista denominato “Reggae Circus” che, con il suo ukulele di rabbia, ha incantato con riti poco ortodossi ed assolutamente non cristiani la folla presente.

In conclusione, mio adorato Sindaco, spero che la sua ordinanza passi all’unanimità, senza ostacoli o proteste ulteriori.
Perché il romano come il turista deve sempre poter camminare per le strade evitando buche e non giocolieri, deve pagare scarsi servizi invece di lasciare monete, deve ascoltare i rumori degli eterni lavori in corso e non la musica, deve respirare lo smog e non l’incenso dei prestigiatori.

Basta coi saltimbanchi.

Quasi Le chiederei di riservare loro lo stesso trattamento che solitamente sfodera per gli zingari: in capanne e lato autostrada. Così sarà più facile tirargli i sassi mentre scorriamo tranquilli verso altre ore di traffico, nella nostra adorata Roma.