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Sempre Le Stesse Cose

Posted in disagio, manifestazione, noi, politica, rabbia, Roma on 19 giugno 2012 by anzianotto

L’immobilità di questo paese è spaventosa.
La paralisi delle istituzioni è qualcosa di aberrante, un deserto dove continuiamo a vagare senza meta. Si parla di esodati, licenziati, cassaintegrati, lavoratori temporanei. Il gelo che c’è tra il cittadino ed il palazzo è artico, entra nelle ossa del cranio della gente e le blocca.

Guardatevi in giro: siamo un paese che va avanti a cortei, che puntualmente vengono repressi. Si continuano a fare scioperi di poche ore, per poi tornare ligi in fabbrica (sempre che se ne abbia una dove tornare). Si perpetua una crisi che non è più solo economica, ma sociale e culturale.
La gente, quella che già prima se ne sbatteva del prossimo, è sempre più cinica. Quelli che hanno ancora qualche pezzo di cuore sano se lo tengono ben stretto, diventando ancor più cinici dei cinici stessi. Non si fa più caso al prossimo, nemmeno a quello più vicino. Chiudono musei, ospedali, cinema, teatri, scuole. Siamo un popolo preoccupato, a cui è stato tolto il “pre” ed ora può solo occupare quegli stessi teatri che hanno fatto la nostra storia. È il periodo dell’occupare, occupare tutto. Perché non abbiamo nemmeno più il diritto di entrare nei luoghi pubblici da liberi cittadini.

Abbiamo forze dell’ordine a cui viene tolta la carota, ma a cui vengono consegnati bastoni belli pesanti. E come qualunque impiegato, eseguono quello che viene loro impartito: picchiare, reprimere, soffocare. La Val Susa, gli operai, i giovani di fronte a Montecitorio, i cittadini incazzati per il veleno nell’aria. Picchiare, reprimere, soffocare. Non possiamo illuderci di potergli dire “venite dalla parte nostra” e di conseguenza convincerli. Qui non funziona così. Loro devono stanarci, prenderci e zittirci.
Picchiare.
Reprimere.
Soffocare.

La famosa “fine del mese” nemmeno esiste più: i giorni si confondono, i conti continuano a non tornare ed il cittadino altro non può fare che consolarsi col pallone e i tribunali televisivi, con le risse catodiche ed il sudore in fronte che non li ripagherà mai davvero. Rientrare in una casa che ha le fondamenta intrise di quel sudore, e sentirla sempre più stretta per colpa di IMU e bollette e consumi e disguidi, ti fa allontanare sempre più dalle tue radici. Ti fa dimenticare quanto davvero appartieni al tuo paese, alla tua città, di costringe ad infastidirti per colpa di quei vicini che si, rumorosi lo sono sempre stati, ma oggi esagerano. Arrivi ad odiarlo, il posto in cui vivi.
E con lui le persone che ti stanno intorno e che ci vivono come te. Soprattutto se il tuo malessere non viene minimamente considerato.

Ma, come dicevo qualche post fa, possiamo sbatterci la testa quanto vogliamo. Possiamo scendere ancora in piazza, con i nostri cartelli simpatici, possiamo continuare a svagarci al solito posto tutti i weekend. Possiamo continuare a votare, a fare referendum e a chiedere abrogazioni. Possiamo anche trovarci un lavoro, e mettere su famiglia: chi prenderà decisioni sarà sempre qualcun’altro, e queste decisioni non ci riguarderanno mai.

Perché il problema non è chi dice sempre le stesse cose.

Ma noi che (non) ci crediamo.

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Ti Spreco, Non Mollarmi.

Posted in AleDanno, disagio, foto, manifestazione, monnezza, politica, Polverini, rabbia, Regione Lazio, Roma, salute, Totodiscarica on 15 giugno 2012 by anzianotto
Cerco di fartela il più breve possibile, sperando di non annoiarti: sono un ragazzo di 27 anni, abito a Roma e più precisamente a Ponte Galeria, quindi a poche centinaia di metri dalla discarica di Malagrotta, dalla raffineria ed il gassificatori dismesso da quasi due anni (con sessanta lavoratori a piedi).
Sono sicuro tu sia a conoscenza dell’indegna “totodiscarica” che si protrae da quando Malagrotta avrebbe dovuto chiudere (2006, per richiesta della UE), quindi ti risparmio lo strazio che stiamo vivendo. Voglio solo precisare che io, come mio padre e molte altre (non tutte) persone, siamo per il NO alla discarica e per il SI alla raccolta differenziata ed al riciclaggio vero.
Mio padre conduce una battaglia da 35 anni per la zona, ha fatto scioperi della fame ed infinite proteste.
Premesso questo oggi, grazie anche al “ruolo” di disoccupato che ricopro da quasi un anno, ho deciso di seguirlo in Regione, a via della Pisana, per assistere alla discussione ed alla conseguente votazione delle mozioni straordinarie proposte dal PD.

Poi dicono che non sono Social – Banchi Opposizione

Sono entrato alle 10.30 e la discussione è iniziata alle 13, con un’ora di ritardo. 4 ore di discussione dei vari consiglieri e capigruppo, in cui non si è assolutamente parlato del tema all’ordine giorno ma di quanto gli altri abbiano sbagliato ai loro tempi e di quanto i siti scelti non vadano bene. Questo, ovviamente, a schieramenti alternati.
In più la “Presidente” Polverini , durante l’intervento del Presidente Nazionale dei Verdi e capogruppo Angelo Bonelli che si rivolgeva direttamente a lei, dapprima si è alzata dalla sua comodissima poltrona, poi è scesa al centro dell’aula dove si è fermata a chiacchierare con dei consiglieri per poi andarsene. Il tutto sotto gli occhi di almeno 100 cittadini presenti. Questa portata principale è stata accompagnata da gente su Facebook, perennemente con il cellulare e l’iPad tra le mani, giochi sull’iPod e chiacchiere continue. Il tutto durante le discussioni dei “colleghi”. E qui, parliamo sempre di entrambe le parti.

Bonelli parla, la Polverini pure.

Alle 17 il Presidente sostituto dichiara con orgoglio che vista la grande partecipazione alla discussione da parti di tutti, e della grande correttezza della stessa (a parte una breve lite verbale tra il solito Storace e Maruccio, se non ricordo male, comunque IDV se fosse), insomma un quarto d’ora di pausa per tutti. I lavori sarebbero dovuti ricominciare alle 17.15, con immediata votazione.
Dopo quasi tre ore, durante le quali alcuni consiglieri sono rientrati a piccoli gruppi, il Presidente (sempre l’altro, che Renata evidentemente aveva altro di meglio da non fare, si è cominciata a spargere la voce che il voto sarebbe stato rimandato a domani, 13 Giugno.Da notare che in questo caso il voto sarebbe stato segreto.
Niente voto oggi, niente volto domani.
Tutti noi però, chi più impetuosamente chi meno, ci siamo finalmente uniti davvero: mentre i più sono rimasti nella sala detta “Acquario” (il motivo credo sia perché puoi osservare animali che fanno avanti e indietro dimenticandosi tutto ogni 5 secondi), altri di noi sono andati a bloccare le uscite in modo però molto blando, giusto per far capire che saremmo stati disposti ai turni, pur di rimanere lì e farli votare.

Sconfiggo questo mostro.. poi ne sconfiggo un altro.

Proprio mentre tornavo a casa in previsione di questo (erano le 22.30 circa), hanno finalmente fatto uno sforzo che però ha prodotto giusto i soliti contentini:
– un no alle discariche nella Valle Galeria, a Pian dell’Olmo e a Pizzo del Prete (ma rimangono in piedi circa 15 siti papabili, 15 luoghi in cui potrebbero scavare un a buca e riempirla, in modo superficiale come a Malagrotta, di rifiuti non trattai);
– un no all’esportazione dei rifiuti all’estero (in Olanda). In questo modo il dio della monnezza, Manlio Cerroni, potrà continuare tranquillamente a lucrarci sopra.
– un piano di raccolta differenziata inesistente;
Molte persone hanno comunque festeggiato. “Meglio da un’altra parte che da me”.
Persone capitanate da gente che sembrano capi ultras, e che probabilmente se mettessero la loro faccia sui cartelloni, l’anno prossimo, li troveremmo tranquillamente dall’altra parte dell’Acquario. E li pagheremo pure.
Mio padre, io e tantissima altra gente, invece, siamo molto amareggiati. Per noi è un’ennesima sconfitta. Basterebbe prendere i soldi risparmiati nei primi due punti (si parla di centinaia di milioni di euro) ed investirli nel terzo.
E invece no, continuiamo a sprecare e bruciare, e di conseguenza la gente continua ad ammalarsi (ed è sempre di più, credimi), si perpetua lo stupro di paesaggi bellissimi ma sconosciuti e svalutati.
Forse davvero dobbiamo arrivare al limite “Napoli”, e quindi poi superarne tanti, di limiti. In tutti i sensi.
[questa originariamente è una mail che ho inviato a NonLeggerlo che, a dispetto del nome, consiglio vivamente a tutti di leggere. Se dovesse anche solo pubblicare una foto o questa mail, ne sarei più che felice. Al momento, pensiamoci noi.]

Blackout

Posted in AleDanno, disagio, luce, manifestazione, monnezza, politica, rabbia, Roma, salute, testamento on 4 giugno 2012 by anzianotto

L’importante è lasciar caricare le puntate. Sempre.

L’una e mezza di una notte buia. Buia perché la luna enorme che fino a poco fa squarciava il nero della mia stanza è sparita, scesa dietro le sagome scure degli alberi, scivolata dietro le forme tonde delle colline. Persino lei è andata a dormire, dopo essersi esibita ancora, dopo così tante volte che persino lei ha smesso di contarle, le notti in cui ci ha illuminato e stregato, e le volte in cui ci ha solo osservato dietro un sipario di nubi. Ma questa notte è buia anche perché è saltata la fottuta luce in tutta la fottuta zona di questa fottuta città. Ma io mi chiedo ma come cazzo si fa nel 2012 a stare senza luce per ore? Sarà proprio perché è il cazzo di duemiladodici di merda, che sarà che i segnali ce ne sono e sempre più spesso e sempre peggiori, però cazzo paranoico si ma non fino a questo punto. Perché io le mie teorie delle cospirazioni me le faccio, che l’anno prossimo qui tocca votare per parecchie cose e quindi tra tentate privatizzazioni, referendum ignorati, soldi che non ci sono da una parte ed enorme necessità di fondi dall’altra, Aledanni impazziti e gente ancora più matta, uno un paio di collegamenti un po’ assurdi li può fare. Oppure penso che qui, dentro ‘sta casa, abbiamo sempre fatto di tutto per non rompere ancora di più i coglioni alla Madre Terra: lampade a basso consumo qui ce ne sono da anni, costante attenzione a non sprecare l’acqua, disperati tentativi di fare raccolta differenziata in una zona dove per “corretto smaltimento rifiuti” s’intende al massimo assumere molte fibre, orti in giardino e pannelli solari per l’acqua. Ma penso che poi, nonostante questo, bastano due geni del male che approfittano della prima giornata veramente calda dell’anno per testare il loro cazzo di condizionatore per far andare in tilt un quartiere. E quest’estate che facciamo? Visto che non abbiamo i soldi per andare in vacanza ci barrichiamo in casa circondati da condizionatori, frigoriferi aperti e ventilatori all’azoto liquido? Ma mettiamo allora che non sia il caso del “gomblotto”, e neppure quello del giambotto. Allora, diciamo che è colpa di un malfunzionamento. Tac. Un colpo di vento più forte e giù un palo, una pozza d’acqua a contatto coi fili o perfino un uccello che si è fritto su un traliccio. Va bene. Ma ci vogliono letteralmente ore per aggiustare ‘sta cosa? Dobbiamo aspettare le telefonate della gente che sbrocca? Che poi alla fine faccio così solo perché tutto ‘st’impiccio non mi permette di avere Internet. Maledettissima mancanza di voglia di avere rapporti umani. Umani. Bleah. Ora come ora non vi sfiorerei nemmeno se diventassi cannibale. [sto per finire la carica. La luce non è ancora tornata, e per quanto mi riguarda potrebbe non tornare mai più. Quando leggerete questo tra centinaia di anni causa giusta estinzione di QUESTA razza umana, sappiate che anche se poco e male, io comunque ci ho provato. Sappiate anche che:

– Berlusconi era veramente un porco pedofilo colluso e rifatto;
– si, Flashforward non ha mai avuto un seguito;
– si, Lost finisce così, ed è bellissimo;
– Barbara D’Urso probabilmente sarà ancora viva. Uccidetela;
– non siamo stati così cattivi, abbiamo fatto anche cose buone: i mercatini vintage, i Centri di Permanenza Temporanea Porta a Porta, ad esempio, sono cose cattive;
– gli hipster, anche se per poco, sono esistiti davvero, e ci credevano sul serio. Credo anche che siano una delle cause della nostra estinzione;
– c’è stato veramente un Presidente statunitense nero e si, al momento è ancora vivo. A meno che non succeda stanotte;
– no davvero. Uccidete Barbara D’Urso;
– se mai leggerai, sappi che mi sei piaciuta fin dal primo giorno, e non sono mai riuscito a dirtelo. Spero che prima che il panico e la follia ed il saccheggio ci separino per sempre tu possa leggere queste poche righe. Sappi che è stato bello condividere ogni singolo momento con te, e che ho sempre sperato di guardarti negli occhi rendendoti partecipe della felicità adolescenziale che mi scorreva nelle vene. Stupido me, e stupide le mie finte inibizioni. Mi mancherai, dolcissima

L’Eccezione

Posted in ATAC, disagio, manifestazione, monnezza, noi, politica, rabbia, Roma, salute on 25 maggio 2012 by anzianotto

“Nobody dies all alone.. You needed all of them, and they needed you..”
“For what?”
“To remember.. and.. let go..”

Questo post è un’eccezione: le crisi interne di una persona non dovrebbero ostacolare quello che fa quando si relaziona con il resto del mondo. Che sia tramite un lavoro, una chiacchierata, un blog. ‘sto giro è successo, prometto che non succederà più. Anche se rimarrete solo voi e me, ve lo devo. E l’eccezione è che scrivo oggi invece del Lunedì. Poi si riprenderà come sempre.

Ma anche il messaggio di questo post, è un’eccezione: vado vagamente sul personale. Scusatemi, ma sarà, giuro.. un’eccezione.

Già perché l’altra sera, parlando con un mio amico, a conclusione di un paio d’ore piacevolissime passate tra cocktail complicati e discorsi su quanto l’innamoramento non sia altro che una questione di ormoni, sono arrivato ad una conclusione: NOI siamo un’eccezione.

Noi quasi o appena trentenni (ma ci metto pure la fascia dai ventenni ai trentacinque) siamo quel blocco di persone nate senza uno scopo. Senza un’utilità. Badate bene però, non dico sia colpa nostra, e nemmeno che non si possa fare nulla.
La situazione in cui ci troviamo ora, con mestieri uccisi, mastri che si uccidono, bomb(ol)e che esplodono ancora senza che nessuno ricordi nulla, case che vengono giù come quella sulla spiaggia nel finale di “Se Mi Lasci Ti Cancello”, Nani in odore di gran ritorno, soldi che spariscono sempre di più per ricomparire nelle tasche sbagliate, affluenze al voto che l’Egitto in confronto sembra sempre essere stato un paese democratico, banche sempre più vive ed i nostri incubi sempre più vividi, questa situazione spezza le gambe. Toglie la voglia. Uccide i sogni.

D’altra parte, chi più e chi per niente, c’è una nostra “alba italiana”: rispetto già anche a cinque anni fa l’impegno, la voglia e la determinazione di molti giovani è ammirevole. Dai ragazzi No Tav assediati da mesi a chi ancora crede in un partito e ne porta avanti le idee, da chi lotta ogni giorno contro le discariche proponendo metodi alternativi di smaltimento a chi ha il coraggio di provare a mettere su famiglia, da chi paga ancora il biglietto dell’autobus (qui a Roma, tra l’altro, da oggi aumenta il prezzo) a chi usa quotidianamente la bicicletta.
Anche solo vedere molta più gente interessata a quello che ci succede intorno rispetto a pochissimo tempo fa da una spinta a chi ancora è fermo.

Il problema, il NOSTRO problema, è che non andremo mai oltre a questo. Qui da noi, anche se scoppiano le bomb(ol)e, anche se continuano a crollare le case, anche se continuiamo ad essere sempre più poveri, qui da noi ancora ci dobbiamo fermare dopo vent’anni che un uomo VERO è saltato per aria e chiederci perché, chi è stato, ma avendo tutte le risposte davanti.

Il NOSTRO problema è che abbiamo tutto di fronte a noi, è tutto chiaro. Ogni domanda ha una risposta, sempre. Ma qui da noi le risposte vengono nascoste con la scusa del segreto di Stato, vengono chiuse in scatole polverose ed abbandonate. Quando non vengono distrutte.
Ma noi le risposte le sappiamo, solo che non c’eravamo e quelli che c’erano prima o poi saranno destinati a scomparire. Andranno via con la certezza di sapere le risposte, ma con il dubbio di averle mai avute davvero. E a noi non sarà mai concesso di dissipare quei dubbi al loro posto.

Il MIO problema è che anche io so le risposte. So anche molte risposte che riguardano me e solo me. So dove dovrei essere, so cosa vorrei fare in questo momento, so chi vorrei avere accanto, so cosa farei delle mia vita da qui a un bel po’ di tempo.
Ma non mi è concesso farlo. Per quanto io mi (s)batta per ricominciare, il mondo ti chiude le porte in faccia.

E quando penso che vorrei mandarti un messaggio, comprare una bottiglia di vino e portarti al Gianicolo conoscerci davvero un po’ di più, mi fermo e mi dico che non ho un lavoro che mi dia i soldi per farlo. Perché in questo momento la forza di volontà è ai minimi storici, e dove mi giro non vedo nulla che possa aiutarmi. Nulla. Dopo che per mesi hai girato come un matto, hai tentato più di una strada, sei stato deluso da promesse dette a mezza bocca, dopo che per mesi ti sei sentito quasi al sicuro per poi ritrovarti di nuovo in mutande.. beh, un po’ le palle ti cascano.

Per questo siamo un’eccezione: perché quelli che hanno le palle così sode che non cascano mai, sono pochi. I molti sono quelli che riescono a farsi una vita loro, riuscendo ad ignorare il resto del mondo, e le palle le lasciano nel comodino. In mezzo ci sono quelli come me, che le palle se le tengono strette fino all’ultimo, ma che cadono quando siamo costretti ad alzare le mani di fronte all’evidenza: non cambieremo nulla.
Non riusciamo a mettere una virgola, alle cose, figuriamoci un punto

Ma so che ce la faremo. So che il mondo un giorno ci sorriderà.

Solo per quel giorno.

Ma sarà bellissimo.

Il Male Minore

Posted in acqua, AleDanno, disagio, foto, manifestazione, politica, Roma, salute on 7 maggio 2012 by anzianotto

The Attention Whore of the Demonstrations.

La nostra classe politica non è acqua, ormai lo sappiamo fin troppo bene. La nostra classe politica non è acqua perché è piscio. E noi il piscio non lo vogliamo, preferiamo l’acqua, e di gran lunga.
Per questo l’anno scorso quasi il sessanta percento di noi simpatici Italiani ha detto che l’acqua deve rimanere pubblica, sovvertendo quello che era il volere del palazzo. Il privato porta soldi al palazzo. Solo che quei soldi sono i nostri, e sono sempre di meno. Abbiamo voluto l’acqua pubblica come dovrebbe essere qualunque cosa che venga poi gestita bene, e con criterio. Finalmente siamo andati a votare qualcosa di concreto, di vero, un qualcosa che è stato scelto da noi direttamente. Qualcosa che, per una volta, non è stato il male minore. La famosa “volontà popolare”.

Ma c’è un problema.

Quante volte abbiamo sentito il motto, prima del referendum, “l’acqua un bene comune”? Ecco, a quanto pare non lo è per quello di Roma. Il signor sindaco AleDanno, visto che non è riuscito a tenere un soldo nelle casse del comune -anche grazie al fatto di aver piazzato decine di parenti ed amici su poltrone più o meno strategiche con stipendi milionari- ha deciso di vendere il 21% delle quote ACEA ai privati.
Ora, questo è sbagliato per tanti, tantissimi motivi, ma soprattutto per il fatto di cui parlavamo prima: noi, l’acqua privatizzata, non la vogliamo. E se Gianni Bello non ce sente, da quell’orecchio, noi proviamo con l’altro, che tanto se ritrova dù belle sleppe. Lei, signor sindaco, quelle orecchie dovrebbe usarle giusto per portarci l’acqua. Ma a tutti, non solo a chi l’ha votata, perché l’ha detto lei durante l’insediamento in Campidoglio che sarebbe stato il “sindaco di tutti i Romani, senza pregiudizi e divisioni“. Noi, quelli che non l’hanno votata perché abbiamo ancora una coscienza che ci spinge a non dare il voto a chi tirava molotov da pischello, abbiamo dovuto scegliere il male minore: Francesco “non so cosa ci faccio qui” Rutelli. Sono anni che, sia alle amministrative che alle politiche, siamo tutti costretti a scegliere il male minore. Ma adesso  non mi metto a blaterare su rappresentanze politiche e leggi elettorali.

“Nasone’s dead, baby. Nasone’s dead.”

Il problema del male minore è che non potrai mai davvero votare per chi vuoi tu. E infatti nel caso del referendum dell’anno scorso se l’affluenza e i risultati sono stati quelli che son stati, il motivo è che finalmente abbiamo votato per qualcosa che volevamo. Non ci siamo tappati il naso nell’urna, per non sentire la puzza dello stronzo che stavamo depositando sulla scheda. Non ci abbiamo pensato prima, su che votare o meno. Non abbiamo fatto arrivare quel weekend così, tanto per, ma ci siamo informati ed abbiamo scelto razionalmente.
Ed infatti al palazzo questo non va bene. Non è plausibile, per loro, che il cittadino scelga secondo la propria coscienza. Non è comprensibile, per chi ha il potere, come milioni di persone abbiano detto la stessa cosa che per una volta non era quello che volevano loro. Sono rimasti spiazzati, spaventati da quell’enorme massa di democrazia che si è spostata da casa alle urne invece cha andare al mare, come consigliava il TG1.

E quindi, il cittadino romano, oltre a dover sopportare una città strana, tesa, piena di problemi e di gente veramente ignorante della vita, deve pure scendere in piazza per qualcosa che aveva già messo in cassaforte. Che poi, per carità, io amo questo tipo di manifestazioni, mi piace stare in mezzo alla gente e mi piace essere l’attention whore dei cortei. Però vorrei scendere in strada con i miei amici, chessò, per festeggiare un vera democrazia. O la liberalizzazione della Cannabis. O la sconfitta dell’Alzheimer. O la sconfitta dell’Alzheimer.
E invece dobbiamo sempre star lì per le stesse cose: e l’acqua, e i ciclisti, e gli indignati, e i sindacati, e gli esodati, e gli immigrati, e i martoriati, e i maltagliati, e i quattro lati, e i colorati, e gli inculati, e gli alfabetizzati.
Scendiamo in piazza per cose che sono nostri diritti ma che comunque ci vengono negati. Diritti che in altri paesi sono basi fondamentali da decenni, che nessuno tocca e che nemmeno pensa di toccare.
Invece noi siamo sempre lì a dover sbattere la testa sulle stesse cose, criceti nella teca che bevono un po’ d’acqua pensando che sulla ruota non ci saliranno più. Pensiamo che adesso che abbiamo l’acqua, quella ruota alle nostre spalle rimarrà lì.
Ma poi l’acqua finisce. E noi non possiamo far altro che tornare sulla nostra ruota, ad aspettare che la Grande Mano versi di nuovo quelle sorsate di libertà.
E giriamo, giriamo.
Giriamo.
E a ‘na certa basterà, onnò?

Basterà?

E invece no, non basta.

Non basterà mai.

Lo capisco di ritorno dalla manifestazione, accompagnato da due dolci donzelle, tra risate e piedi in fiamme. Dentro ho la solita, bella sensazione di aver comunque condiviso una giornata con i miei amici, con il sole e tanta bella gente intorno.
Mentre saliamo quei bei scalini larghi di marmo e sanpietrini, degli innaffiatoi automatici stanno bagnando un’aiuola sulla destra. Per un momento sembra tutto perfetto: sto bene, il sole tramonta perfettamente oltre il Tevere, i palazzi sono illuminati da quella luce che c’è solo a Roma e che rimane solo per un determinato, brevissimo momento.
Mi faccio dare al volo la macchinetta da Cesca, mi piego sulle ginocchia e premo tre volte. Mi piace, mi piace un sacco questo momento. Mi piacciono quelle tre foto, una nuvola di pioggia ormai vaporizzata mi rinfresca, per un attimo non sono nemmeno stanco.

Che bel momento.

Poi, mentre ci rincamminiamo visto che il getto ci sta fare il bagno, Fabiana ci fa notare che tutta l’acqua, in quel momento, finisce sui sanpietrini. Ma per tanto tempo eh. Secondi lunghissimi di acqua sprecata su quelle pietre, acqua che scorre via senza bagnare nulla che ne abbia davvero bisogno, rivoli d’acqua buttata al vento.

E allora penso che no.

Non basta, e non basterà mai.