Il Male Minore

The Attention Whore of the Demonstrations.

La nostra classe politica non è acqua, ormai lo sappiamo fin troppo bene. La nostra classe politica non è acqua perché è piscio. E noi il piscio non lo vogliamo, preferiamo l’acqua, e di gran lunga.
Per questo l’anno scorso quasi il sessanta percento di noi simpatici Italiani ha detto che l’acqua deve rimanere pubblica, sovvertendo quello che era il volere del palazzo. Il privato porta soldi al palazzo. Solo che quei soldi sono i nostri, e sono sempre di meno. Abbiamo voluto l’acqua pubblica come dovrebbe essere qualunque cosa che venga poi gestita bene, e con criterio. Finalmente siamo andati a votare qualcosa di concreto, di vero, un qualcosa che è stato scelto da noi direttamente. Qualcosa che, per una volta, non è stato il male minore. La famosa “volontà popolare”.

Ma c’è un problema.

Quante volte abbiamo sentito il motto, prima del referendum, “l’acqua un bene comune”? Ecco, a quanto pare non lo è per quello di Roma. Il signor sindaco AleDanno, visto che non è riuscito a tenere un soldo nelle casse del comune -anche grazie al fatto di aver piazzato decine di parenti ed amici su poltrone più o meno strategiche con stipendi milionari- ha deciso di vendere il 21% delle quote ACEA ai privati.
Ora, questo è sbagliato per tanti, tantissimi motivi, ma soprattutto per il fatto di cui parlavamo prima: noi, l’acqua privatizzata, non la vogliamo. E se Gianni Bello non ce sente, da quell’orecchio, noi proviamo con l’altro, che tanto se ritrova dù belle sleppe. Lei, signor sindaco, quelle orecchie dovrebbe usarle giusto per portarci l’acqua. Ma a tutti, non solo a chi l’ha votata, perché l’ha detto lei durante l’insediamento in Campidoglio che sarebbe stato il “sindaco di tutti i Romani, senza pregiudizi e divisioni“. Noi, quelli che non l’hanno votata perché abbiamo ancora una coscienza che ci spinge a non dare il voto a chi tirava molotov da pischello, abbiamo dovuto scegliere il male minore: Francesco “non so cosa ci faccio qui” Rutelli. Sono anni che, sia alle amministrative che alle politiche, siamo tutti costretti a scegliere il male minore. Ma adesso  non mi metto a blaterare su rappresentanze politiche e leggi elettorali.

“Nasone’s dead, baby. Nasone’s dead.”

Il problema del male minore è che non potrai mai davvero votare per chi vuoi tu. E infatti nel caso del referendum dell’anno scorso se l’affluenza e i risultati sono stati quelli che son stati, il motivo è che finalmente abbiamo votato per qualcosa che volevamo. Non ci siamo tappati il naso nell’urna, per non sentire la puzza dello stronzo che stavamo depositando sulla scheda. Non ci abbiamo pensato prima, su che votare o meno. Non abbiamo fatto arrivare quel weekend così, tanto per, ma ci siamo informati ed abbiamo scelto razionalmente.
Ed infatti al palazzo questo non va bene. Non è plausibile, per loro, che il cittadino scelga secondo la propria coscienza. Non è comprensibile, per chi ha il potere, come milioni di persone abbiano detto la stessa cosa che per una volta non era quello che volevano loro. Sono rimasti spiazzati, spaventati da quell’enorme massa di democrazia che si è spostata da casa alle urne invece cha andare al mare, come consigliava il TG1.

E quindi, il cittadino romano, oltre a dover sopportare una città strana, tesa, piena di problemi e di gente veramente ignorante della vita, deve pure scendere in piazza per qualcosa che aveva già messo in cassaforte. Che poi, per carità, io amo questo tipo di manifestazioni, mi piace stare in mezzo alla gente e mi piace essere l’attention whore dei cortei. Però vorrei scendere in strada con i miei amici, chessò, per festeggiare un vera democrazia. O la liberalizzazione della Cannabis. O la sconfitta dell’Alzheimer. O la sconfitta dell’Alzheimer.
E invece dobbiamo sempre star lì per le stesse cose: e l’acqua, e i ciclisti, e gli indignati, e i sindacati, e gli esodati, e gli immigrati, e i martoriati, e i maltagliati, e i quattro lati, e i colorati, e gli inculati, e gli alfabetizzati.
Scendiamo in piazza per cose che sono nostri diritti ma che comunque ci vengono negati. Diritti che in altri paesi sono basi fondamentali da decenni, che nessuno tocca e che nemmeno pensa di toccare.
Invece noi siamo sempre lì a dover sbattere la testa sulle stesse cose, criceti nella teca che bevono un po’ d’acqua pensando che sulla ruota non ci saliranno più. Pensiamo che adesso che abbiamo l’acqua, quella ruota alle nostre spalle rimarrà lì.
Ma poi l’acqua finisce. E noi non possiamo far altro che tornare sulla nostra ruota, ad aspettare che la Grande Mano versi di nuovo quelle sorsate di libertà.
E giriamo, giriamo.
Giriamo.
E a ‘na certa basterà, onnò?

Basterà?

E invece no, non basta.

Non basterà mai.

Lo capisco di ritorno dalla manifestazione, accompagnato da due dolci donzelle, tra risate e piedi in fiamme. Dentro ho la solita, bella sensazione di aver comunque condiviso una giornata con i miei amici, con il sole e tanta bella gente intorno.
Mentre saliamo quei bei scalini larghi di marmo e sanpietrini, degli innaffiatoi automatici stanno bagnando un’aiuola sulla destra. Per un momento sembra tutto perfetto: sto bene, il sole tramonta perfettamente oltre il Tevere, i palazzi sono illuminati da quella luce che c’è solo a Roma e che rimane solo per un determinato, brevissimo momento.
Mi faccio dare al volo la macchinetta da Cesca, mi piego sulle ginocchia e premo tre volte. Mi piace, mi piace un sacco questo momento. Mi piacciono quelle tre foto, una nuvola di pioggia ormai vaporizzata mi rinfresca, per un attimo non sono nemmeno stanco.

Che bel momento.

Poi, mentre ci rincamminiamo visto che il getto ci sta fare il bagno, Fabiana ci fa notare che tutta l’acqua, in quel momento, finisce sui sanpietrini. Ma per tanto tempo eh. Secondi lunghissimi di acqua sprecata su quelle pietre, acqua che scorre via senza bagnare nulla che ne abbia davvero bisogno, rivoli d’acqua buttata al vento.

E allora penso che no.

Non basta, e non basterà mai.

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2 Risposte to “Il Male Minore”

  1. …che poi per la contentezza di averti incontrato mi sono scordata di dirti che avevi un bel cartellone.

    • anzianotto Says:

      Ma che dorcezza!! Te sei pure ricordata il nome del blog!
      Grazie, ormai se non mi faccio notare alle manifestazioni non ci vado.

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