Archivio per maggio, 2012

2500

Posted in concorso, disagio, noi, passi, politica, rabbia, Roma on 28 maggio 2012 by anzianotto

Duemilacinquecento battute. Ogni tasto mi avvicina alla fine, così come ogni passo che facciamo ci avvicina ad un futuro incerto. Se avessi la certezza che dopo 2500 passi avrei la possibilità di risolvere i problemi di questo paese, li sceglierei con cura: andrei davanti al Parlamento, per gridare la rabbia mia e di altri milioni di persone, per urlare che così non va, che non concepisco come possiamo noi tutti accettare di avere le mani sporche di un sangue che non abbiamo versato e di cui non siamo colpevoli. Andrei di fronte ad un cantiere, per parlare con i gli operai e convincerli che i loro diritti non devono essere schiacciati da gru che cedono. Camminerei fino davanti ad una filiale Equitalia per mostrare loro le foto di chi si è ammazzato a causa di cartelle insostenibili e minacce di pignoramento. Andrei da Napolitano, per dirgli che con i moniti non si è cambiato mai nulla, e che forse smettere di parlare e cominciare a fare potrebbe essere l’inizio di qualcosa. Andrei da Grillo, per ringraziarlo ma anche per avvisarlo che qui chi strilla e insulta sarà sempre visto male, che suoi comizi sono fin troppo paragonabili (per chi ama attaccarlo) a vecchi filmati in bianco e nero che gli Italiani conoscono bene. Andrei da Monti, per spiegargli che io che un lavoro non ce l’ho da quasi un anno mi diverto tantissimo e la monotonia non so proprio cosa sia. Passerei dai miei amici, per provare a convincerli che qui oltre a Trastevere il Venerdì sera non c’è altro e che forse andare via tutti insieme non può che farci bene. Infine andrei da mia madre e mio padre per chiedere loro scusa se arrivato a quasi trent’anni sono ancora qui a farmi dare qualche soldo, per abbracciarli come non faccio mai e sperare che almeno un po’ siano orgogliosi di me.

Poi però mi guardo intorno e mi rendo conto che sono fermo, ancora, di nuovo. Attorno a me altra gente ferma, con la testa bassa a puntare il dito contro calciatori truffaldini mentre gli assassini che in più di 30 anni hanno ammazzato centinaia di persone ci passano dietro. Mi rendo conto che se i 2500 passi sono solo i miei, così come le 2500 battute, non basteranno mai nemmeno per avvicinarmi ad una soluzione.

Abbiamo bisogno di qualcuno che, poggiato il nostro ultimo passo, continui a camminare per noi. Abbiamo solo bisogno di noi stessi tutti insieme. Abbiamo bisogno di alzare la testa, di guardarci negli occhi e tenerci per mano. Perché se li facciamo da soli 2500 passi non ci porteranno da nessuna parte.

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L’Eccezione

Posted in ATAC, disagio, manifestazione, monnezza, noi, politica, rabbia, Roma, salute on 25 maggio 2012 by anzianotto

“Nobody dies all alone.. You needed all of them, and they needed you..”
“For what?”
“To remember.. and.. let go..”

Questo post è un’eccezione: le crisi interne di una persona non dovrebbero ostacolare quello che fa quando si relaziona con il resto del mondo. Che sia tramite un lavoro, una chiacchierata, un blog. ‘sto giro è successo, prometto che non succederà più. Anche se rimarrete solo voi e me, ve lo devo. E l’eccezione è che scrivo oggi invece del Lunedì. Poi si riprenderà come sempre.

Ma anche il messaggio di questo post, è un’eccezione: vado vagamente sul personale. Scusatemi, ma sarà, giuro.. un’eccezione.

Già perché l’altra sera, parlando con un mio amico, a conclusione di un paio d’ore piacevolissime passate tra cocktail complicati e discorsi su quanto l’innamoramento non sia altro che una questione di ormoni, sono arrivato ad una conclusione: NOI siamo un’eccezione.

Noi quasi o appena trentenni (ma ci metto pure la fascia dai ventenni ai trentacinque) siamo quel blocco di persone nate senza uno scopo. Senza un’utilità. Badate bene però, non dico sia colpa nostra, e nemmeno che non si possa fare nulla.
La situazione in cui ci troviamo ora, con mestieri uccisi, mastri che si uccidono, bomb(ol)e che esplodono ancora senza che nessuno ricordi nulla, case che vengono giù come quella sulla spiaggia nel finale di “Se Mi Lasci Ti Cancello”, Nani in odore di gran ritorno, soldi che spariscono sempre di più per ricomparire nelle tasche sbagliate, affluenze al voto che l’Egitto in confronto sembra sempre essere stato un paese democratico, banche sempre più vive ed i nostri incubi sempre più vividi, questa situazione spezza le gambe. Toglie la voglia. Uccide i sogni.

D’altra parte, chi più e chi per niente, c’è una nostra “alba italiana”: rispetto già anche a cinque anni fa l’impegno, la voglia e la determinazione di molti giovani è ammirevole. Dai ragazzi No Tav assediati da mesi a chi ancora crede in un partito e ne porta avanti le idee, da chi lotta ogni giorno contro le discariche proponendo metodi alternativi di smaltimento a chi ha il coraggio di provare a mettere su famiglia, da chi paga ancora il biglietto dell’autobus (qui a Roma, tra l’altro, da oggi aumenta il prezzo) a chi usa quotidianamente la bicicletta.
Anche solo vedere molta più gente interessata a quello che ci succede intorno rispetto a pochissimo tempo fa da una spinta a chi ancora è fermo.

Il problema, il NOSTRO problema, è che non andremo mai oltre a questo. Qui da noi, anche se scoppiano le bomb(ol)e, anche se continuano a crollare le case, anche se continuiamo ad essere sempre più poveri, qui da noi ancora ci dobbiamo fermare dopo vent’anni che un uomo VERO è saltato per aria e chiederci perché, chi è stato, ma avendo tutte le risposte davanti.

Il NOSTRO problema è che abbiamo tutto di fronte a noi, è tutto chiaro. Ogni domanda ha una risposta, sempre. Ma qui da noi le risposte vengono nascoste con la scusa del segreto di Stato, vengono chiuse in scatole polverose ed abbandonate. Quando non vengono distrutte.
Ma noi le risposte le sappiamo, solo che non c’eravamo e quelli che c’erano prima o poi saranno destinati a scomparire. Andranno via con la certezza di sapere le risposte, ma con il dubbio di averle mai avute davvero. E a noi non sarà mai concesso di dissipare quei dubbi al loro posto.

Il MIO problema è che anche io so le risposte. So anche molte risposte che riguardano me e solo me. So dove dovrei essere, so cosa vorrei fare in questo momento, so chi vorrei avere accanto, so cosa farei delle mia vita da qui a un bel po’ di tempo.
Ma non mi è concesso farlo. Per quanto io mi (s)batta per ricominciare, il mondo ti chiude le porte in faccia.

E quando penso che vorrei mandarti un messaggio, comprare una bottiglia di vino e portarti al Gianicolo conoscerci davvero un po’ di più, mi fermo e mi dico che non ho un lavoro che mi dia i soldi per farlo. Perché in questo momento la forza di volontà è ai minimi storici, e dove mi giro non vedo nulla che possa aiutarmi. Nulla. Dopo che per mesi hai girato come un matto, hai tentato più di una strada, sei stato deluso da promesse dette a mezza bocca, dopo che per mesi ti sei sentito quasi al sicuro per poi ritrovarti di nuovo in mutande.. beh, un po’ le palle ti cascano.

Per questo siamo un’eccezione: perché quelli che hanno le palle così sode che non cascano mai, sono pochi. I molti sono quelli che riescono a farsi una vita loro, riuscendo ad ignorare il resto del mondo, e le palle le lasciano nel comodino. In mezzo ci sono quelli come me, che le palle se le tengono strette fino all’ultimo, ma che cadono quando siamo costretti ad alzare le mani di fronte all’evidenza: non cambieremo nulla.
Non riusciamo a mettere una virgola, alle cose, figuriamoci un punto

Ma so che ce la faremo. So che il mondo un giorno ci sorriderà.

Solo per quel giorno.

Ma sarà bellissimo.

Basta Un Poco Di “Zucchero” – Intervista Ai “The Pills”

Posted in intervista, musica, Roma, ThePills, YouTubberz on 14 maggio 2012 by anzianotto

Se la tajano parecchio.

Il primo episodio dei The Pills tratta di amore e di Erasmus, del trauma che può causare l’idea della tua donna lontana per mesi tra gente sconosciuta ed alcool facile. Solo che non te la fanno prendere a male, anzi.
I Pills sono un gruppo di ragazzi romani, che come tutti i non ancora trentenni e come tutti i romani fanno di tutto per non lavorare, e piano piano guarda se non ci riescono, i bastardi. Dopo anni di cazzate in comitiva, episodi grotteschi ed aneddoti divertenti, Luca Vecchi (insieme a Mattia Coluccia, Matteo Corradini e Luigi Di Capua ed altri chimici della risata) decide di cominciare a girarci dei video, riversando dentro il sacco di cazzate accumulate tra serate, droghe più o meno leggere e prostitute colombiane.
Prodotti dal Dude Magazine, quello che ne esce fuori sono esilaranti spaccati di vita quotidiana che mischiano realtà e demenziale, citazioni di ogni genere e bianco e nero perché non sanno fare la fotografia.

In poco più di sei mesi i Pills hanno parlato di mercatini vintage, scrittori neomelodici, scherzi pesanti e amori stupefacenti raccogliendo consensi ovunque. Con l’umiltà di chi in realtà ha iniziato per divertirsi con gli amici, ogni episodio si è arricchito ogni volta di citazioni (la puntata su Fabio Volo è un’esplosione di Scrubs, nerdismo e film cult), i mille e mille “zì” di Corradini, sfacciate nevicate di zucchero a velo e un’improbabile merchandising.

La prima serie “regolare” si apre e si chiude con l’amore (passando per il lavoro, gli amici e le droghe), e non perché siano degli inguaribili romantici (secondo fonti vicine al gruppo, il massimo del romanticismo per loro sono gli Snuff Movies), ma perché semplicemente l’amore è la base di tutto. Da lì, gli spunti per un episodio si ramificano fino ad arrivare a risvolti e conclusioni che con l’amore poco c’entrano. Mentre vedi Luca che mangia una banana di nascosto, o Luigi che definisce i nuovi orizzonti della sessualità, capisci che alla fine l’amore è solo una scusa per poterci (e doverci) ridere sopra.

E pensate che dopo tutto questo tempo hanno prodotto talmente tanti deliri mentali che oltre ai The Pills esiste The Pills 1/2. Mezze pillole da prendere quando si ha bisogno di una dose leggera di follia.

Personalmente, ho avuto il piacere di conoscere Matteo, Luca e Mattia, il primo ad una festa ed i secondi ad un’intervista radiofonica che hanno rilasciato la settimana scorsa. La follia si nota, nei loro occhi. Una follia che riversano in battute che sono diventate must per chi li segue, un delirio di sguardi e gesti, una schizofrenia di trame scollegate fra loro ma che hanno sempre e comunque il pregio di farti ridere. Perché la maggior parte delle volte quello che succede in un episodio dei Pills è un qualcosa che abbiamo già visto e sentito, ma che è passato come “un momento come un altro”. Per i Pills, invece, quel momento diventa spunto per dire e fare cose totalmente assurde e senza senso, riuscendo a trovare la leva giusta per trasformare il normale in diverso. Riuscire a ridere per mezz’ora solo perché Luca ha fatto una battuta su un tetto, come è successo in radio la scorsa settimana, non è roba di tutti i giorni. Non avevo mai trovato i tetti divertenti, fino a quel giorno. Le tette si, quelle mi fanno un sacco ridere, ma i tetti proprio no.

Diciamo che i Pills sono diventati un appuntamento fisso in cui, per due, tre o dieci minuti, entri nel loro mondo e capisci che forse visto come lo vedono loro due risate in più te le potresti anche fare.

Insomma, alla fine io ‘sti matti volevo intervistarli e, un po’ come successo per i Bud, all’improvviso mi sono ritrovato a scrivere una mail con domande assurde, sotto specifica richiesta del gruppo. Basta domande “da intervista”, che poi a me fanno tra l’altro cacare (non cagare).
E quindi eccola qui, uncut and uncensored.
Buon divertimento.

The Pills. Ora che ho visto un sacco di roba vostra, sono convinto che il nome sia dovuto agli psicofarmaci che assumete prima di scrivere e girare gli episodi. Cambiate il vostro nome in quello di una droga.

E’ una proposta interessante la tua…Yagé. La droga dell’empatia elogiata anche da Burroughs. Leggende narrano che ti possa far udire il pensiero delle persone che hai accanto. Assurdo.

Un giorno sono stato in una pinacoteca a vedere una mostra fotografica di Matteo Renzi. Cosa ne pensate, della scultura?

Adoro Canova.

La necrofilia, questa sconosciuta. Come vi ponete di fronte al fatto di poter avere un rapporto sessuale con un cadavere? Senza contare quelle che ve la danno durante un after per il fatto che siete famosi.

Mi ricorda un cortometraggio parecchio disturbante che si chiama Aftermath, di Nacho Cerdà. Alla domanda precedente aggiungo un altro corto dello stesso regista: Genesis.

L’altro giorno, in piena notte.. mi sono alzato e ho mangiato una banana in modo così sporco che ho vinto il “Pistone d’Oro”. Ora sto uscendo con una che ha sempre una scorta di aghi Pic nella trousse e lo zucchero a velo del mio panettone era un po’ amaro, quest’anno. Consigli?

Fattela prendere a bene. Se hai visto i nostri tutorial sarai sicuramente in grado di reagire nella maniera più idonea…

Cos’è la celiachia?

Esser sprovvisti d’un enzima in grado di smaltire gli zuccheri composti?

YouTube è un grande veicolo per gente di talento come voi, ma lo è anche YouJizz. A quando The Pillxxx?

Eeeeeh. Presto, dai. Facci raggiungere un punto più alto. Così il tonfo sarà di sicuro più sonoro ed eclatante. Un po’ come Davide Di Porto. Ci piacerebbe replicare il suo rise and fall sorrentiniano.

Inventate un nome a testa mixando un poeta con un oggetto. O col cazzo che vi pare.

Hanna Montale
Gengis Kant
Brigitta Bulgakov
e Leslie Nietsche

Non vi siete un po’ rotti il cazzo di Burton che fa solo film con la moglie e Depp?

Non sai quanto. Ci pensavo proprio ieri, sai?

Salutate Giulia Mazzone.

Un bacio, Giulia. Un Cucchiaio e una Bestemmia è un format geniale. Se passi da noi un giorno lo ufficializziamo e poi lo vendiamo al satellite.

Salutate il mio amico Andrea, sennò non mi fa il logo per il blog;

Ciao Andrea! Daje co sto logo! Te gà e laurà! Hop hop!

Il mio amico Andrea è anche (e soprattutto) un Dj/Producer techno, quando suonerà a Roma ve lo andrete a sentire? Ma soprattutto, ve le pijerete le Pills?

Sono sull’andante sociopatico, e credo che un dj set sia solo una delle tante manifestazioni delle mie fobie. Ma credo che il resto dello staff presenzierà con piacere.

Un paio di domande “ad hoc”: Luca, tu sei un po’ il creatore o comunque l’ideatore dei Pills, in sostanza sei quello che se la comanna. Quali sono le tre peggiori cose che faresti se il gruppo non fosse basato sulla democrazia e tu volessi far valere il tuo ruolo di capo?

In primis sodomizzerei Luigi Di Capua, che si rifiuta categoricamente di lavorare come in realtà potrebbe. Ho sempre detestato le persone poco inclini ad esprimere appieno il proprio talento. Non gli rendono giustizia.

Picchierei Dario. Che continua a rifiutarsi di contribuire attivamente nonostante egli disponga di una genialità decisamente fuori dal comune.

Frusterei Matteo, che sul set è più ingestibile di Marlon Brando e pazzo come Tom Cruise.

Luigi, nell’ultima puntata della serie regolare sei rincorso dalla -per altro bravissima- Melissa, la tossica con le Hogan. Preferiresti provare una droga mai provata o indossare una di quelle scarpe per un giorno?

Preferirei di gran lunga estrarre dell’adrenocromo dalla ghiandola pineale di un essere umano morto. E comunque le Hogan le ho portate per più di due giorni di ripresa e… ti dirò… Sò comode!

Matteo, tu sei l’unico che ho conosciuto di persona [l’intervista l’ho preparata prima di conoscere Luca e Mattia, ndJ], e che nella stessa sera mi ha visto rischiare di vomitare l’anima per più di un’ora. Oltre al fatto di ritenerti sicuramente fortunato per questo due in uno, è vero che quella sera hai tentato più volte di capire i segreti del mio fascino?

Si, e li ho compresi tutti, e tutti insieme mentre ti vedevo da lontano chinato su una tazza del cesso in attesa di una cascata di vomito. Devo dire che anche la tua abilità nel beer pong mi ha stregato, ma forse le due cose sono direttamente correlate, come due facce di un’unica, splendida medaglia. D’oro.

Infine, due domande serie (che non significa volere risposte altrettanto serie, sia chiaro): qual’è il vostro rapporto con Roma come città, quanto ve piaceno la romanità e li Romani?

Fondamentalmente, come degli autentici romani che si rispettino, la amiamo e la odiamo al contempo. Ammettiamo che la carica ilare che ne scaturisce, spesso e volentieri anche inconsciamente, è notevole. Ovviamente a meno che non si tratti di qualcosa di facilone e scontato come accade per Vanzina, Parenti e i Soliti Idioti. “Noi al Circo Massimo, voi massimo al circo” è una copyhead che ci è rimasta nel cuore, ad esempio. Nonostante siamo estranei a contesti da tifoseria.

Che musica vi piace, che cosa odiate, cosa non potete fare a meno di ascoltare?

Ci piacciono le cose tristi: Bon Iver, Death Cab For Cutie, Band of Horses e Fleet Foxes.
Matteo adora il Rap Hardcore.
Dario muore per i Mumford and Son e Black Keys.
A Mattia, come avrete capito, piace la musica di sinistra. Quella da primo Maggio e da festa della raccolta, sostanzialmente.

Grazie ragazzi, la prossima dal vivo!!

Magari ce caschi.

Eccoli, i Pills. Siamo tutti d’accordo che stanno abbastanza fuori, ormai. Quindi, smettete quello che fate, non fate quello che state per cominciare, e vedeteli. Magari troviamo il modo anche noi di non lavorare.

[ed un ringraziamento al volo ci vuole: il buon Andrea, saputo dei saluti dei Pills, si è risvegliato ed ha tirato fuori il nuovo header, oltre ai loghi che trovate qui e sulla nuova pagina di Facebook.
“C’è una pagina di Facebook?”
Ebbene si, la trovate anche in alto a destra del blog. Vi piace?]

Il Male Minore

Posted in acqua, AleDanno, disagio, foto, manifestazione, politica, Roma, salute on 7 maggio 2012 by anzianotto

The Attention Whore of the Demonstrations.

La nostra classe politica non è acqua, ormai lo sappiamo fin troppo bene. La nostra classe politica non è acqua perché è piscio. E noi il piscio non lo vogliamo, preferiamo l’acqua, e di gran lunga.
Per questo l’anno scorso quasi il sessanta percento di noi simpatici Italiani ha detto che l’acqua deve rimanere pubblica, sovvertendo quello che era il volere del palazzo. Il privato porta soldi al palazzo. Solo che quei soldi sono i nostri, e sono sempre di meno. Abbiamo voluto l’acqua pubblica come dovrebbe essere qualunque cosa che venga poi gestita bene, e con criterio. Finalmente siamo andati a votare qualcosa di concreto, di vero, un qualcosa che è stato scelto da noi direttamente. Qualcosa che, per una volta, non è stato il male minore. La famosa “volontà popolare”.

Ma c’è un problema.

Quante volte abbiamo sentito il motto, prima del referendum, “l’acqua un bene comune”? Ecco, a quanto pare non lo è per quello di Roma. Il signor sindaco AleDanno, visto che non è riuscito a tenere un soldo nelle casse del comune -anche grazie al fatto di aver piazzato decine di parenti ed amici su poltrone più o meno strategiche con stipendi milionari- ha deciso di vendere il 21% delle quote ACEA ai privati.
Ora, questo è sbagliato per tanti, tantissimi motivi, ma soprattutto per il fatto di cui parlavamo prima: noi, l’acqua privatizzata, non la vogliamo. E se Gianni Bello non ce sente, da quell’orecchio, noi proviamo con l’altro, che tanto se ritrova dù belle sleppe. Lei, signor sindaco, quelle orecchie dovrebbe usarle giusto per portarci l’acqua. Ma a tutti, non solo a chi l’ha votata, perché l’ha detto lei durante l’insediamento in Campidoglio che sarebbe stato il “sindaco di tutti i Romani, senza pregiudizi e divisioni“. Noi, quelli che non l’hanno votata perché abbiamo ancora una coscienza che ci spinge a non dare il voto a chi tirava molotov da pischello, abbiamo dovuto scegliere il male minore: Francesco “non so cosa ci faccio qui” Rutelli. Sono anni che, sia alle amministrative che alle politiche, siamo tutti costretti a scegliere il male minore. Ma adesso  non mi metto a blaterare su rappresentanze politiche e leggi elettorali.

“Nasone’s dead, baby. Nasone’s dead.”

Il problema del male minore è che non potrai mai davvero votare per chi vuoi tu. E infatti nel caso del referendum dell’anno scorso se l’affluenza e i risultati sono stati quelli che son stati, il motivo è che finalmente abbiamo votato per qualcosa che volevamo. Non ci siamo tappati il naso nell’urna, per non sentire la puzza dello stronzo che stavamo depositando sulla scheda. Non ci abbiamo pensato prima, su che votare o meno. Non abbiamo fatto arrivare quel weekend così, tanto per, ma ci siamo informati ed abbiamo scelto razionalmente.
Ed infatti al palazzo questo non va bene. Non è plausibile, per loro, che il cittadino scelga secondo la propria coscienza. Non è comprensibile, per chi ha il potere, come milioni di persone abbiano detto la stessa cosa che per una volta non era quello che volevano loro. Sono rimasti spiazzati, spaventati da quell’enorme massa di democrazia che si è spostata da casa alle urne invece cha andare al mare, come consigliava il TG1.

E quindi, il cittadino romano, oltre a dover sopportare una città strana, tesa, piena di problemi e di gente veramente ignorante della vita, deve pure scendere in piazza per qualcosa che aveva già messo in cassaforte. Che poi, per carità, io amo questo tipo di manifestazioni, mi piace stare in mezzo alla gente e mi piace essere l’attention whore dei cortei. Però vorrei scendere in strada con i miei amici, chessò, per festeggiare un vera democrazia. O la liberalizzazione della Cannabis. O la sconfitta dell’Alzheimer. O la sconfitta dell’Alzheimer.
E invece dobbiamo sempre star lì per le stesse cose: e l’acqua, e i ciclisti, e gli indignati, e i sindacati, e gli esodati, e gli immigrati, e i martoriati, e i maltagliati, e i quattro lati, e i colorati, e gli inculati, e gli alfabetizzati.
Scendiamo in piazza per cose che sono nostri diritti ma che comunque ci vengono negati. Diritti che in altri paesi sono basi fondamentali da decenni, che nessuno tocca e che nemmeno pensa di toccare.
Invece noi siamo sempre lì a dover sbattere la testa sulle stesse cose, criceti nella teca che bevono un po’ d’acqua pensando che sulla ruota non ci saliranno più. Pensiamo che adesso che abbiamo l’acqua, quella ruota alle nostre spalle rimarrà lì.
Ma poi l’acqua finisce. E noi non possiamo far altro che tornare sulla nostra ruota, ad aspettare che la Grande Mano versi di nuovo quelle sorsate di libertà.
E giriamo, giriamo.
Giriamo.
E a ‘na certa basterà, onnò?

Basterà?

E invece no, non basta.

Non basterà mai.

Lo capisco di ritorno dalla manifestazione, accompagnato da due dolci donzelle, tra risate e piedi in fiamme. Dentro ho la solita, bella sensazione di aver comunque condiviso una giornata con i miei amici, con il sole e tanta bella gente intorno.
Mentre saliamo quei bei scalini larghi di marmo e sanpietrini, degli innaffiatoi automatici stanno bagnando un’aiuola sulla destra. Per un momento sembra tutto perfetto: sto bene, il sole tramonta perfettamente oltre il Tevere, i palazzi sono illuminati da quella luce che c’è solo a Roma e che rimane solo per un determinato, brevissimo momento.
Mi faccio dare al volo la macchinetta da Cesca, mi piego sulle ginocchia e premo tre volte. Mi piace, mi piace un sacco questo momento. Mi piacciono quelle tre foto, una nuvola di pioggia ormai vaporizzata mi rinfresca, per un attimo non sono nemmeno stanco.

Che bel momento.

Poi, mentre ci rincamminiamo visto che il getto ci sta fare il bagno, Fabiana ci fa notare che tutta l’acqua, in quel momento, finisce sui sanpietrini. Ma per tanto tempo eh. Secondi lunghissimi di acqua sprecata su quelle pietre, acqua che scorre via senza bagnare nulla che ne abbia davvero bisogno, rivoli d’acqua buttata al vento.

E allora penso che no.

Non basta, e non basterà mai.